mercoledì 29 aprile 2009

Bavaglio ad Internet: Software Libero nelle Scuole, Società dei Trasporti...

Il software Libero iniziò ad esser usato inizialmente nella Pubblica Amministrazone di Bolzano,
ottenendo i seguenti risultati:



Video http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E17%5E23688,00.html

http://www.youtube.com/watch?v=onoFRPa3wkk

Il testo integrale dell'intervista effettuata è disponibile al seguente URL:

http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1072182,00.html

oppure potete guardare mms://streaming.rai.it/raitre/report/report03_290407.wmv l'intervista e le domande dell'intervista di Report:

video

RISPARMIO DIGITALE
di Giuliano Marrucci
In onda domenica 29 aprile 2007 alle 21.30
scienza

MILENA GABANELLI IN STUDIO
La buona notizia di oggi è informatica. Quasi tutti i dipendenti pubblici oggi per fare il loro lavoro hanno a disposizione un computer. Per utilizzarlo servono tanti programmi e i programmi costano. A Bolzano hanno trovato il modo di risparmiare un bel po’. Giuliano Marrucci.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Questa è una delle 83 scuole di lingua italiana della provincia. 50 computer che fino a due anni fa costavano 100 euro l’uno ogni anno solo per i programmi.

GIULIANO MARRUCCI
Con questi 100 euro a postazione cosa ci compravate?

PAOLO ZILOTTI- Sovrintendenza scolastica
Ci compravamo sempre l’ultima versione del sistema operativo e la suite d’ufficio.

GIULIANO MARRUCCI
Quindi office?

PAOLO ZILOTTI- Sovrintendenza scolastica
Office.

GIULIANO MARRUCCI
E basta?

PAOLO ZILOTTI- Sovrintendenza scolastica
Fine!

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Sistema operativo e suite d’ufficio sono la benzina del computer, senza di quelli non si può fare niente. Per noi comuni mortali sono sinonimi di windows e office, programmi commerciali prodotti da microsoft, ma i comuni mortali spesso sbagliano.

BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
L’alternativa è rappresentata dal software libero, su cui noi come amministrazione ci siamo impegnati in questi due anni, abbiamo fatto migrare da microsoft a software libero tutte le scuole di lingua italiana della provincia di Bolzano.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Il software libero funziona esattamente come quello commerciale, però è gratis. Mentre per le licenze microsoft ogni anno solo per le scuole in lingua italiana della provincia si sborsavano 269.000 euro l’anno.

GIULIANO MARRUCCI
Quindi quello che praticamente fino a ieri pagavate 269.000 euro l’anno, la stessa identica cosa oggi ce l’avete gratis?


BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
Per 27.000, come manutenzione, è un costo di manutenzione.

GIULIANO MARRUCCI
Quindi un decimo

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
E senza rinunciare a niente, anzi……

PAOLO ZILOTTI- Sovrintendenza scolastica
Volevamo fare in modo che se paragonassimo il software al libro di testo gli studenti potessero portarsi a casa questo libro di testo, lo potessero copiare, tutto in maniera legale.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Eh gia, perché il bello del software libero è che si può copiare liberamente. E così tutto quello che si usa a scuola, si può portare a casa.

GIULIANO MARRUCCI
Cosa sono questi cd qua?

EZIO MONASTERO- Coord. Gruppo supporto didattico informatica
Questi permettono l’installazione a casa della distribuzione FUSS che abbiamo fatto per le scuole. Cioè ci sono software didattici che vengono utilizzati nelle scuole elementari, medie e superiori.

GIULIANO MARRUCCI
Quanti dischetti come questo avete distribuito?

EZIO MONASTERO- Coord. Gruppo supporto didattico informatica
Credo un 20.000 dischetti. Il costo è stato la stampa dei cd, 4, 5000 euro.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
E così a risparmiare oltre all’amministrazione pubblica sono anche le famiglie, perché se a scuola si usano programmi commerciali, tocca comprare una licenza anche per casa.

EZIO MONASTERO- Coord. Gruppo supporto didattico informatica
A meno che non passa alla solita operazione che fanno parecchi di scaricarselo in modo non lecito.

GIULIANO MARRUCCI
Quindi ti impongo una spesa o un crimine?

EZIO MONASTERO- Coord. Gruppo supporto didattico informatica Esatto, una scuola invece deve educare alla legalità.


GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Semplice no? Eppure Bolzano rimane un caso isolato.

BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
L’inceppo interno è proprio legato al fatto che richiede questo passaggio uno sforzo veramente notevole, siccome negli ambienti della formazione della scuola, è l’amministrazione pubblica che se ne occupa, non sempre all’interno di questo genere di amministrazione c’è questa spinta propulsiva verso l’innovazione, verso il cambiamento.

GIULIANO MARRUCCI
Cioè come dire visto che son soldi nostri…….

BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
Si, c’è un po’ una resistenza al cambiamento, a dover fare uno sforzo in più, è il discorso di chi me lo fa fare insomma no?

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Qui a farglielo fare invece c’ha pensato un ragazzo venuto dall’Argentina.

ANTONIO RUSSO
Sono arrivato qui dall’Argentina, da Buenos Aires, nel ’99, due anni prima della crisi, lavoravo per una banca per cui sapevo già prima che c’era qualcosa che non funzionava molto bene.

GIULIANO MARRUCCI
Ce lo potevi dire anche a noi…

ANTONIO RUSSO
Potevo sicuramente dirlo ma non mi avrebbero creduto.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Abituato a dire cose a cui gli altri non credono, appena sbarcato a Bolzano, Antonio si fa assumere come ragioniere dall’ente per la formazione professionale della provincia, una posizione strategica per lanciare la sua battaglia per il software libero.

ANTONIO RUSSO
Siamo partiti nel 2001 organizzando corsi di formazione professionale rivolti alle imprese partendo da un’idea che noi credevamo che il sistema era gia maturo ed era possibile utilizzarlo per produttività, quindi aziende, pubbliche amministrazioni.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
D’altronde a dimostrare che il software libero fosse maturo a Bolzano c’era la Sad, l’azienda locale dei trasporti, la prima al mondo ad usarlo in ambiente aziendale quasi 15 anni fa, risparmiando da allora circa 300.000 euro l’anno.

GIULIANO MARRUCCI
Te sei genovese vero?

MAURIZIO CACHIA- Dir. informatica SAD trasporto locale
Io sono genovese di origine.

GIULIANO MARRUCCI
E’ per quello…

MAURIZIO CACHIA- Dir. informatica SAD trasporto locale
Sono genovese, abito in Val di Non, dicono che la val di non è la Genova del Trentino…

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Forte di questo esempio Antonio comincia a bussare alle porte di tutti gli uffici della provincia. Prima tappa, il consorzio dei comuni.

GIULIANO MARRUCCI
Vi ha convinto Antonio?

HUGO LEITER - Dir. Servizio Informatico Prov. Bolzano
Lui è stato di grandissimo aiuto, è straordinario. Io devo ammirare quel che lui è riuscito a fare.

HUGO LEITER - Dir. Servizio Informatico Prov. Bolzano
Se dovessimo sostituire tutto il software aperto con software proprietario dovremmo spendere almeno mezzo milioni di euro.

GIULIANO MARRUCCI
Una tantum?

HUGO LEITER - Dir. Servizio Informatico Prov. Bolzano
Una tantum, a questi si aggiungono i costi annuali di gestione, upgrade e manutenzione.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Seconda tappa la formazione professionale agricola e forestale dove il software libero lo usano per fare corsi su internet. Ma il bello deve ancora arrivare. Perché la migrazione più consistente l’hanno fatta sui 4500 pc della provincia, passando da microsoft office al suo omologo libero, open office.

GIULIANO MARRUCCI
E quanto si risparmia?

HELLMUTH LADURNER- Dir. ripartizione informatica Prov. Bolzano
Più di un milione di euro l’anno.

GIULIANO MARRUCCI
Eh?

HELLMUTH LADURNER- Dir. ripartizione informatica prov. Bolzano
Più di un milione di euro l’anno.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il software libero si puo' scaricare direttamente da internet e ci sono anche le istruzioni per installarlo. E già che ci siamo sarebbe anche una bella cosa se ai funzionari pubblici che si danno da fare fosse riconosciuta una gratifica, tanto per incentivare tutti gli Antonio Russo che ci sono in giro.

martedì 28 aprile 2009

Bavaglio ad Internet: Software libero, WI-FI, WI-MAX

Roma 11 Aprile 2008

Oggetto: Programma elettorale Sinistra Arcobaleno

La sinistra arcobaleno diceva:

Ieri 10 Aprile 2008 sono andato a Piazza Navona a Roma ad ascoltare Fausto Bertinotti, a parte tante risate, vorrei sapere se il Programma elettorale della Sinistra Arcobaleno verrà rispettato in toto, qualora avesse i voti o se succederà come con il governo Prodi, dove nessun punto è stato rispettato.

A partire dal punto 88 liberare il web

Agli informatici che si sono opposti alla brevettabilità dei linguaggi imposti dalla microsoft, hanno sperimentato e prodotto l’uso condiviso e a volte gratuito, a volte attraverso la logica Open source.

Noi proponiamo di far migrare i sistemi informatici della Pubblica Amministrazione verso l’Open source, garantendo un risparmio di oltre 3 miliardi di euro l’anno, una più efficiente organizzazione e la rinascita di un’industria informatica nazionale.

Proponiamo una corsia privilegiata ai comuni per offrire ai cittadini connettività gratutita, attraverso hot spots nelle strade, nelle piazze e nei parchi della città e ai cittadini servizi gratutiti di accesso attraverso il Wi­Max per tutte le applicazioni a banda larga non a pagamento
.

Questo è quanto la Sinistra Arcobaleno si prefigge come scopo, ma sinceramente lo ritengo una bozza programmatica e non una cosa completa da poter essere applicata, per ovvi motivi:

1)Tutta la classe politica non si è mai presentata a nessun Install Fest, Hack Meeting, corsi di Kernel Hacking, meetings di Telecomunicazioni (Tlc) sul wi­fi.

Dunque prima di presentarsi al voto è necessario sapere se i vari personaggi come: Alfonso Pecoraro Scanio, Fausto Bertinotti, Fiorello Cortiana, sono disposti prossimamente a presentarsi presso l’ambiente accademico universitario, per vedere da vicino l’organizzazione ed il modo in cui gli Hackers lavorano per avere in futuro una società basata sulla condivisione del sapere, dove ognuno è parte integrante del sistema e tutti si possono aiutare, dove nessun contratto EULA, NDA, vieta: Il poter aiutare il prossimo…. .

Non si è isolati, si può contribuire a distribuire il codice sorgente di un programma in base ai criteri del Copyleft copia e sinistra, ma anche copia e lascia e non secondo i criteri del Copyright copia e destra, ma anche copia e diritto.

Per motivi di tempo e di spazio, questi argomenti dovrebbero essere affrontati nelle sedi opportune e non semplicemente su un giornale, venire alle riunioni che si tengono periodicamente in ogni parte di Italia.

Ad esempio l’estate passata si è tenuto l’Hackmeeting a Pisa, poi ci sono i meetings di GNU/linux a: Roma, Savona, Napoli, Grosseto….. e presso le più prestigiose univeristà italiane, ma mai una volta qualche politico si è reso partecipe di tali eventi.

L’install Fest è un giorno dedicato al supporto di coloro che non sono riusciti ad installare GNU/linux od altri sistemi operativi come GNU/Darwin, GNU/Hurd, GNU/KFreeBSD, GNU/NetBSD, GNUSTEP, FreeBSD, NetBSD, OpenBSD o non sono riusciti a risolvere qualche problema e qui intervengono persone che con un pò più di pazienza ed esperienza seguono la persona passo dopo passo.

Un raduno vero e proprio dove ognuno porta il proprio computer portatile o una ultrasparc comprata su ebay o qualche computer usato a casa o in altre realtà e su cui si vuole installare il sistema operativo che si desidera.

Il bello dei sistemi operativi liberi è che possono essere utilizzati liberamente su qualsiasi tipologia di hardware, senza esser per forza confinati al computer domestico, come invece avviene per windows.

Non si deve attendere nessuna software house che risolva quache problema insito all’interno di un software, lo si può fare da soli se si è all’altezza della situazione, ovvero facendo il bug fixing od attendere che venga reso noto anche da altri e chi è a capo di quel progetto, lo risolverà per noi, ma non per forza deve essere la medesima persona che è a capo del progetto, può essere qualsiasi persona che vuole prestare il proprio contributo.

Se fosse un software non libero ovvero un software sviluppato da qualche software house si dovrebbe attendere che risolvano il problema e bisognerebbe acquistare nuovamente il software, spendendo soldi per la validità scarsa del prodotto e per la licenza che ha costi d’incidenza del 40%.

Su una distribuzione di windows che costa 199 euro, si andrebbe a pagare in termini di licenza ben 79,60 euro.

E tutti quanti sappiamo come windows oltre ad essere confinato sui pc domestici, è un colabrodo, non si è padroni del sistema operativo che abbiamo acquistato pagando 199 euro, di cui 79,6 euro sono di licenza, ma lo si può solo usare, senza potervi apportare alcuna modifica, o poterlo condividere con qualcuno facendone delle copie o venderlo….. .

Il Software Libero invece permette di usare il codice sorgente secondo le 4 libertà della GNU General Public License ovvero:

Libertà 0: la Libertà di usare il programma a tuo piacimento e per qualsiasi scopo leggittimo.
Libertà 1: la Libertà di aiutare se stessi ovvero la Libertà di studiare il codice sorgente vedere cosa fa esattamente il programma e quindi cambiarlo per fargli fare tutto quello che vuoi.

Libertà 2: la Libertà di aiutare il tuo vicino ossia la Libertà di distribuire copie per gli altri.

Libertà 3: la Libertà di aiutare a costruire la tua Comunità ossia la Libertà di pubblicare una versione modificata così che gli altri possano beneficiare delle tue modifiche.

Tutte queste Libertà sono essenziali, se un programma offre tutte queste Libertà è un Software Libero.

Il software libero può essere venduto e ciò non limita in nessun modo l’utente, perchè le 4 libertà comunque vengono rispettate, anzi è un modo per finanziare progetti ed aprirne di nuovi, per pagare gli sviluppatori di software, le linee adsl, hdsl…

Ma la differenza fra il software libero e non libero quando lo si paga è che il software non libero non può garantirti queste 4 libertà, perchè ha un proprietario e dunque solo chi l’ha sviluppato sa cosa fa realmente quel programma, il non poter accedere al codice sorgente è un limite alla libertà d’espressione, ognuno di noi deve sapere quale compito sta svolgendo realmente, non sapere cosa fa realmente è un rischio, i dati di una pubblica amministrazione, di un ufficio, ospedale, scuola, università, centri di ricerca, potrebbero essere spiati, copiati illegalmente, trasferiti senza accorgersi di ciò.

Dunque un rischio da non correre, il software libero proprio perchè mette a nudo il codice sorgente, non può nascondere alcunchè.

E’ quanto di meglio si possa pretendere, si può insegnare ai ragazzi a programmare, ad utilizzarlo, ed esser parte di una comunità per creare le fondamenta di una società cooperante.

Quando si paga per avere del software libero o per apportarvi delle modifiche, il costo sarà comunque nettamente inferiore a quanto ci farebbe pagare qualsiasi software house ed il pagare gli sviluppatori per risolvere dei problemi all’interno del codice sorgente, comunque non è un modello improntato a far business come fa RedHat, Novell, Microsoft, Adobe, Sun MicroSystems, Apple Cupertino Inc, Macromedia ma pagare un equo contributo per avere del software è giusto, non c’è nulla di male se uno sviluppatore ci guadagni il giusto per viverci, certamente costerà molto meno di uno sviluppatore che lavora presso determinate software houses quotate in borsa.

Ci sono tanti progetti aperti (per aperti non mi riferisco ad open source) sul web ed ognuno può contribuire liberamente, ma non per forza deve avere una software house per guadagnare, si possono fare delle donazioni.

La differenza fra fare delle donazioni, pagare per avere un software non libero è un modello di vita che sicuramente si avvicina forse non proprio al comunismo, ma al socialismo.

Si è comunque liberi di pagare per avere un software libero o il non pagare per poter usare del software libero, ciò dipende da quello che ci dice la coscienza.

2)Il kernel hacking sono corsi, lezioni, gare dove ognuno mette a disposizione le proprie capacità per ottimizzare il kernel di un sistema operativo e quindi ragionare secondo una logica più vicina a quella dell’hardware per risolvere determinati problemi od ottimizzare il kernel a seconda di un determinato computer.

E anche qui andrebbero spese almeno 2 pagine per far capir bene di cosa si tratti, rifiuto di farlo perchè sul web alla voce kernel hacking di risultati prodotti ne sono disponibili molti.

3) Per quanto riguarda il wi­-fi bisogna dire che in Italia è fortemente penalizzato e ciò lo si deve a Maurizio Gasparri, Landolfi e Gentiloni che hanno incasinato la materia.

Hanno applicato criteri restrittivi quali il poter trasmettere entro le mura domestiche col
wi­fi, ritengo ciò un affronto all’intelletto, è come dire puoi esternare il tuo libero pensiero solo dentro casa o in uffcio, scusate, ma mi sembra una stronzata… se l’art 21 della Costituzione Italiana ha valore, allora il modo in cui hanno disciplinato i ministri il wi­-fi è incostituzionale, se invece ha valore quanto disciplinato dai ministri allora l’art 21 è incostituzionale.

Dunque due cose che sono disciplinate in malo modo e vediamo subito il perchè

Intanto il wi­-fi nasce negli USA e i 2400 mhz sono destinati dalla FFC (la FFC è qualcosa di vagamente simile al nostro ministero delle comunicazioni) al wi­-fi ed altre modalità d’emissione e servizi attribuiti.

In Italia invece i 2400 mhz erano già attribuiti e per far cassa il ministero delle comunicazioni ha penalizzato il servizio di stazione di radioamatore.

In tutto il mondo il piano di ripartizione delle frequenze è suddiviso per regioni:
Regione 2, 1, 3

L’Italia che rientra nel piano di ripartizione delle frequenze a livello Europeo quindi Regione 1, non ha rispettitato l’assegnazione del piano di ripartizione delle frequenze.

Tanto per fare un esempio:

il wi­-fi parte da 2412 a 2483 mhz con la seguente canlizzazione:

CHANNEL 01) 2412 MHZ CHANNEL 02) 2417 MHZ
CHANNEL 03) 2422 MHZ CHANNEL 04) 2427 MHZ
CHANNEL 05) 2432 MHZ CHANNEL 06) 2437 MHZ
CHANNEL 07) 2442 MHZ CHANNEL 08) 2447 MHZ
CHANNEL 09) 2452 MHZ CHANNEL 10) 2457 MHZ
CHANNEL 11) 2462 MHZ CHANNEL 12) 2467 MHZ
CHANNEL 13) 2472 MHZ CHANNEL 14) 2477 MHZ
CHANNEL 15) 2482 MHZ CHANNEL 16) 2483 MHZ

Il servizio di stazione di radioamamtore è assegnato in Europa così come in Italia da 2400 a 2440 e da 2440 a 2450 Mhz, ciò significa che il wi­-fi non potrebbe essere utilizzato, perchè sui trasmettitori a 2400 Mhz abbiamo un vco che ci permette di spotarci verso tutto il range che va da 2400 a 2450 mhz, ma per rendere la cosa più semplice da capire, se avessimo una canalizzazione di 5 mhz fra un canale e l’altro si prospetterebbe la seguente situazione:

CHANNEL 01) 2405.0 MHZ CHANNEL 02) 2410.0 MHZ
CHANNEL 03) 2415.0 MHZ CHANNEL 04) 2420.0 MHZ
CHANNEL 05) 2425.0 MHZ CHANNEL 06) 2430.0 MHZ
CHANNEL 07) 2435.0 MHZ CHANNEL 08) 2440.0 MHZ
CHANNEL 09) 2445.0 MHZ CHANNEL 10) 2450.0 MHZ

E’ ovvio che sia nell’assegnazione wi­-fi che in quella radioamatoriale, sono stati omessi i khz esempio 2.5, 5, 10, 12.5, 25, 50, 100 e dunque un sacrificio di tal genere sarebbe una forma di rispetto verso coloro che hanno una frequenza assegnata in tutta Europa, ma il ministero delle comunicazioni non vuol sentir ragioni, bisognerebbe ritirare dal mercato tutti quelli venduti e limitarli, partendo dal canale 11 del wi­-fi dunque si potrebbero usare solo da 2462 a 2483 mhz.

CHANNEL 01) 2462.0 MHZ CHANNEL 02) 2467.0 MHZ
CHANNEL 03) 2472.0 MHZ CHANNEL 04) 2477.0 MHZ
CHANNEL 05) 2482.0 MHZ CHANNEL 06) 2483.0 MHZ

Oppure sbloccando gli apparati wi­fi su tale larghezza di banda si potrebbe coprire da 2460 a 2483 Mhz.

Praticamente 24 canali contro i 6 assegnati.

540 MBIT/SEC dato che su ogni canale viaggiano almeno 22.5 MBIT/SEC contro i 22.5 x 6 = 135 MBIT/SEC

CHANNEL 01) 2460.0 MHZ CHANNEL 02) 2461.0 MHZ CHANNEL 03) 2462.0 MHZ CHANNEL 04) 2463.0 MHZ
CHANNEL 05) 2464.0 MHZ CHANNEL 06) 2465.0 MHZ CHANNEL 07) 2466.0 MHZ CHANNEL 08) 2467.0 MHZ

CHANNEL 09) 2468.0 MHZ CHANNEL 10) 2469.0 MHZ CHANNEL 11) 2470.0 MHZ CHANNEL 12) 2471.0 MHZ
CHANNEL 13) 2472.0 MHZ CHANNEL 14) 2473.0 MHZ CHANNEL 15) 2474.0 MHZ CHANNEL 16) 2475.0 MHZ

CHANNEL 17) 2476.0 MHZ CHANNEL 18) 2477.0 MHZ CHANNEL 19) 2478.0 MHZ CHANNEL 20) 2479.0 MHZ
CHANNEL 21) 2480.0 MHZ CHANNEL 22) 2481.0 MHZ CHANNEL 23) 2482.0 MHZ CHANNEL 24) 2483.0 MHZ

ma significherebbe che sono stati commessi degli errori nell’attribuire le frequenze e nessuno vuol perderci la faccia, è molto più facile scaricare la colpa sugli utenti finali.

Se chi usa il wi­-fi si trovasse nelle vicinanze di una stazione radioamatoriale, pregiudicherebbe la trasmissione in fonia del radioamatore e qualora il radioamatore fosse stanco di sopportare tale situazione potrebbe fare denuncia ed il ministero delle comunicazioni si dovrebbe attivare per cercare la fonte del disturbo.

Una volta trovata la fonte del disturbo suonano a casa, entrano e mettono i siggilli e poi tutto l’iter giudiziario.

Ho avuto anche discussioni con docenti di telecomunicazioni che dicevano data la bassa potenza in uso ovvero 100, 200, 300 millesimi di watt, è molto difficile che si verifichi tale evento all’interno di una città.

Ritengo che dentro ad una città come Roma, è più facile che si manifestino dei disturbi provenienti da tutti quei dispositivi che emettono un proprio campo elettromagnetico.

In un paese il campo elettromagnetico comunque non può avere valori impressioanti come in una città , comunque molto dipende dalle abitudini delle persone e dai dispositivi che hanno nelle loro abitazioni.

La normativa sul wi­-fi parla chiaro, e dice che se la potenza di un dispositivo in uso è di 10 millesimi di watt, allora si ha diritto ad applicare un’antenna esterna che abbia un massimo guadagno di 20 db isotropici, ma nonostante la normativa, anche quelli che hanno 100, 200, 300 millesimi di watt applicano antenne esterne e li mettono sul tetto del condominio per creare delle reti wireless.

Io non ci vedo nulla di male nell’usare delle antenne esterne per fare delle reti wireless, che permettano a chiunque di usare una rete locale per sperimentazione dei protocolli di comunicazione e navigazione su internet.

Ma la normativa vuole che se si attraversa un’area privata, e si finisca in un fondo pubblico, interconnettendo reti pubbliche e private, si deve chiedere l’autorizzazione al ministero delle comunicazioni.

Come già esposto ritengo ciò una violazione della libertà d’espressione, più che un articolo di legge mi sembra l'applicazione di una direttiva FASCITA che solo Maurizio Gasparri poteva introdurre nel decreto GASPARRI, non a caso Maurizio Gasparri è di Alleanza Nazionale ex partito di dottrina FASCISTA, ed inoltre era nel governo Berlusconi.

Posso inoltre dire che tali limitazioni sono una violazione della Carta dei Diritti dell’Uomo, una violazione della Costituzione Italiana Art.21 e art 447 del 2001 in ambito di Radiocomunicazioni.

Silvio Berlusconi è la brutta copia di Benito Mussolini e le leggi fascistissime sul digitale terrestre le ha fatte Maurizio Gasparri. Sabina Guzzanti sollevò con RaiOt il caso del digitale terrestre DVB­-T e sia la maggioranza che l’oppsizione si unirono, dandole torto, ma dopo che fu trascinata in tribunale da Cesare Previti, il giudice la assolse dicendo che tutto quello che diceva la Sabina guzzanti corrispondeva a verità ed erano notizie già rese note.

Comunque riprendendo il discorso sul wi­-fi almeno dove non c’è alcuna applicazione commerciale, ma di sola sperimentazione e dunque uso no­-profit ritengo sia giusto dare la possibilità di creare reti wireless.

Il bello è che mentre si sta cercando ancora di applicare il wi­-max, ora stanno correndo ai ripari col wi­-fi, perchè Maurizio Gasparri disse che avrebbe avuto poco successo ed un percorso di interconnessione limitato.

Nel resto del mondo si e’ arrivati a 500 Km di distanza fra un punto e l’altro col wi­-fi, mentre in Italia si parla di 305, 310 Km.

Ed ora i gestori telefonici cercano di venderlo, ma come si puo’ vendere qualcosa che è libero ?

E’ libera anche la sperimentazione, dunque non si può vendere, tanto che TIM rinunciò a vendere il wi­-fi perchè lo riteneva poco sicuro.

Venissero a vedere le realtà dei gruppi che conosco io e come lavorano sul wi­-fi un intero team di sviluppo che collabora con altri personaggi in altre parti del mondo e che hanno fatto del
wi­-fi un modo di trasmissione sicuro senza doversi porre problemi di accounts, passwords, logs, mac addresses, ciò che si trasferisce….

Andrebbero fatte meno leggi restrittive e far esaminare le cose da persone competenti in materia, che nulla hanno a che spartire con le multinazionali, che non interagiscano con sistemi operativi tipo windows, mac os classic, mac os x….

E’ ovvio che se hai windows hai bisogno di controllare tutto cio’ che avviene, ma con i sistemi operativi di tipologia UNIX­-like, consolidati da ben 41­42 anni, quali problemi vuoi incontrare nelle trasmissioni se sono nati principalmente come sistemi operativi per l’ambito server ?

La sicurezza con windows ? è troppo instabile, insicuro, bucabile….. e troppo giovane.

E poi come è già successo in Cina è stata scoperta una *.dll ComToolKit.dll che spia ogni cosa si faccia, inoltre ogni volta che si usa windows media player, sanno benissimo cosa si sta guardando e questa sarebbe la sicurezza ? La privacy?

Ma per favore, leviamoci di testa windows e mac os x.

Per qunto mi riguarda io se dovessi attendere la Sinistra Arcobaleno che faccia applicare il
wi­-fi, wi­-max, il software libero nella pubblica amministrazione, starei ancora ad aspettare.

Forse vincerà o non vincerà la sinistra arcobaleno ma non è importante, ai fini lavorativi io uso GNU/linux Debian dal 2002 e in diverse occasioni ho chiesto a persone vicine all’ex ministro all’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, se fosse stato disposto ad aprire l’evento del JavaDay 1 Dicembre 2007 a Via della Vasca Navale presso La Sapienza “Roma3″.

Non sono mai stato raggiunto da una risposta ne affermativa, ne negativa, ma la cosa più dolente è che non solo non ha aperto l’evento, ma lui che a Primo Piano disse che era a favore del Software Libero, non si è mai fatto vedere in nessuna occasione presso le Università Italiane, così come Antonio Di Pietro dell’Italia dei Valori, che firma a favore del Software Libero e poi scompare nel nulla, lo stesso dicasi per Beatrice Magnolfi.

Per non parlare di Fabio Mussi che prima era nei DS, poi nella Sinistra Democratica ed infine con la Sinistra Arcobaleno.

Proprio lui assieme a Nicolais…. ha fatto avere a Microsoft un contributo a fondo perduto di 8.835.400 euro per l’informatizzazione del centro universitario di Trento.

Trento è solo sulla carta Italiano, poi è una regione a statuto speciale, dunque perchè i contributi li deve dare Roma LADRONA ?

Perchè poi dobbiamo regalare alla Microsoft somme di oltre 200 milioni di euro ?

Forse si sara impoverita con tutte le multe che deve pagare ?

Una volta per sempre si chiede di metter fine a questo continuo sperpero del denaro dei contribuenti, che, nel 90% dei casi, finisce nelle mani di microsoft e le sue partnerships.

Con l’ultima finanziaria 2007, sono stati destinati al Centro di Trento, ben 8.835.400,00 euro da elargire durante il 2007, 2008, 2009.

Si chiede pertanto di bloccare tale erogazione di fondi, sottolineo inoltre, che per il software libero erano stati destinati ben 10.000.000 di euro, non 1 centesimo di euro è stato erogato, nonostante la finanziaria 2007 lo prevedesse.

La finanziaria di fine anno 2007 parla da se:

contributo per la realizzazione dei progetti per la società dell’informazione

art. 1, c. 892

Al fine di estendere e sostenere in tutto il territorio nazionale la realizzazione di progetti per la società dell’informazione, è autorizzata una spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

Con decreto di natura non regolamentare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali per gli interventi relativi alle regioni e agli enti locali, individua le azioni da
realizzare sul territorio nazionale, le aree destinatarie della sperimentazione e le modalità operative e di gestione di tali progetti.

Priorità dei progetti da finanziare

art. 1, c. 895

Nella valutazione dei progetti da finanziare, di cui al comma 892, è data priorità a quelli che utilizzano o sviluppano applicazioni software a codice aperto.

I codici sorgente, gli eseguibili e la documentazione dei softwares sviluppati sono mantenuti in un ambiente di sviluppo cooperativo, situato in un web individuato dal Ministero per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione al fine di poter essere visibili e riutilizzabili
.


Si è sempre detto di voler usare il software libero in Italia perchè crea: condivisione del sapere, libero scambio del software, forma mentis, sviluppo software, posti di lavoro.

Cio’ permette di risparmiare ed usare in modo migliore i fondi dell’Unione Europea e del Governo Italiano.

Si preferisce però sperperare e a tal proposito, il Centro di Trento, è un esempio di erogazione di fondi non tassati, destinati a Microsoft (una multinazionale che la fa da padrone in tutto il mondo, pensando di poter imporre il suo sistema capitalistico ovunque).

Le tasche dello Stato Italiano sono vuote, ma gli ultimi governi si sono dati molto da fare, per finanziare Softwares Non Liberi costringendo così la Pubblica Amm.ne a rinnovarsi continuamente.

Con il gettito di fondi che si regalano alle software e/o hardware houses: microsoft, ibm­-nazista, sun microsystems, apple cupertino.inc, adobe, macromedia….. si potrebbero: ammodernare le scuole, università , centri di ricerca, acquedotti, sistemare le strade, illuminazione stradale, raccolta differenziata dei rifiuti, acquisti di centrali elettriche che eroghino energia solare … si possono formare docenti sul software libero ed il riuso dell’hardware, finanziare progetti no­profit, sperimentazione sul wi­-fi e wi­-max portati avanti da singoli o teams che cooperano, sviluppano, e che operano nell’illegalità, a causa di una legge che limita la libertà d’espressione.

Si chiede dunque di prendere contatto con tutti quei singoli e gruppi che lavorano no­-profit, per lo sviluppo delle reti wi­-fi, wi­-max, studio protocolli di trasmissione …. al semplice uso di sperimentazione ed integrazione con sistemi operativi liberi quali GNU/linux, GNU/Dawin, GNU/HURD, GNU/KFreeBSD, GNU/NetBSD, GNUSTEP, FreeBSD, NetBSD, OpenBSD e di coinvolgerli nella formazione studentesca ed universitaria, provvedendo a finanziarli con equi contributi tali da poter portare avanti le sperimentazioni e potersi sostenere economicamente mese dopo mese, sia che si abbia a che fare con Diplomati, Laureati che lavorino o non lavorino nell’ambiente universitario e/o che collaborano per tali scopi.

Si chiede dunque che l’attuale rete che funziona su IPv4, in un prossimo futuro e non troppo lontano, possa rimanere in mano a persone che hanno a cuore l’uso dei sistemi operativi software libero e l’integrazione con le reti wi-fi e wi-max
.

Consentire che si possano creare reti wi-fi Mesh, che porterebbero uno svecchiamento nell’ordinamento delle radiocomunicazioni e consentirebbe di estendere la portata fra un nodo e l’altro, permettendo al wi-fi di raggiungere lunghe distanze ed un coinvolgimento degli hackers in un progetto che sa di buono e che darebbe ampie possibilità.

Lo studio e l’applicazione, hanno consentito ad alcuni hackers di poter lavorare a progetti no-profit ed esser pagati per il lavoro che amano svolgere quotidianamente.

Inoltre coinvolgerebbe tanti utenti ad usare il wi-fi, visto che le attuali ADSL, HDSL, ed il wi-fi erogato dagli WISP, non lo regalano, anzi lo fanno pagare profumatamente, offrendo un servizio che non è dei migliori.

Coinvolgere gli utenti vuol dire allargare la rete e renderli partecipi di ogni iniziativa che vien pubblicata nelle MAILING LISTS.

Si chiede che la maggior parte delle aziende ITALIANE od estere in territorio ITALIANO, si spostino da IPv4 a IPv6, alleggerendo la rete e consentendo così di riutilizzare molti IP’s, che molte aziende non usano più.

Ciò significherebbe che Internet potrebbe avere qualche anno in più di vita e non semplicemente 2 a partire dal 2009.

Le società che vorrebbero essere coinvolte nei progetti sono le benvenute e dunque potrebbero rimanere su IPv4.

Tuttociò che non ha a che fare con la sperimentazione, dunque pornografia, suonerie, immagini, filmati, musica, potrebbero usare IPV6.

Altra cosa che si chiede è l’adozione non solo del software libero, ma anche dei formati liberi, eliminado così alla fonte tutti quei problemi legati anche alla pirateria.


Normalmente vengono impiegati formati come :aiff, au, avi, mov, waw, wmv, mpg, mpeg, mp3, jpeg, jpg, gif, bmp, exe, bat, quando si potrebbero usare per l’audio Ogg, per il video Ogv e per le immagini il formato png.

Iniziando a mettere al bando su internet tutti i formati sopra elencati, ed adottando solo i formati liberi, riuscireste a combattere la pirateria che nuoce alle software houses ed al tempo stesso alla nostra società, dove ogni persona deve rendersi conto che è parte della società in cui vive e se delinque, mette a rischio la libertà di tutti noi, perchè le multinazionali non vedono l’ora di potersi scagliare contro qualcuno perchè hanno violato il copyright.

Se invece i ragazzi si alfabetizzassero ed iniziassero ad usare il software libero, non dovrebbero piratare alcunchè e se tutti si comportassero in tal modo, le software houses si ritroverebbero con le merci invendute per i costi che praticano.

Ciò sarebbe la dimostrazione anche che la gente non ha bisogno di piratare per aver del buon software.


ad esempio OpenOffice è Software Libero, ed rilasciato con la GNU Lessler General Public Licensee funziona sia sui sistemi Unix-like che su windows, eppure molta gente continua a piratare office, quando ha openoffice. se hai una connessione adsl, puoi scaricarti openoffice senza commettere alcun reato, perchè i termini di licenza lo prevedono, al contrario molta gente sta in questi giorni cercando windows 7 sui sistemi di file sharing.

I sistemi di comunicazione amule, gnutella, emule, napster, p2p, tor, torrent sono uno dei tanti mezzi con cui si effettua il trasferimento del software, è ciò che si trova su questi sistemi è coperto da copyright.

I mezzi di comunicazione non sono colpevoli di nulla, sono colpevoli coloro che usano questi mezzi per scaricare software coperto da copyright, anzichè dal copyleft.

Bavaglio ad Internet: D'Alia sarà cancellato !

D’Alia sarà cancellato. E nasce la lobby dei deputati digitali

Due appuntamenti internet per i deputati in questo martedì di diluvio romano.

Prima con il voto che dovrebbe portare alla cancellazione dell’articolo 50 bis del decreto sicurezza, che ha avuto origine in senato all’inizio di Febbraio, con la presentazione dell’ormai famigerato “emendamento D’Alia” (Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet).

In secondo luogo con la costituzione di “Intergruppo Parlamentare 2.0″, associazione di deputati e senatori che, presentata a Monte Citorio, con tanto di dichiarazione dei promotori (video sotto), ha lanciato ieri la sua intenzione di aumentare il tasso di cultura digitale del parlamento italiano.


“L’emendamento della censura”

In serata arrivano in votazione gli emendamenti soppressivi del testo D’Alia che, ad opera del senatore Udc, prevedeva la facolta per il governo di chiudere, su segnalazione della magistratura, i siti o le piattaforme che ospitino affermazioni o contenuti che integrino un ampio arco di fattispecie riconducibili all’apologia di reato.

Un testo criticato da più parti per le sua vaghezza, le sue evidenti ricadute censorie oltre che per la totale ignoranza delle modalità tecniche implicate nell’operazione eventualmente disposta dal governo, modalità che creerebbero catene di responsabilità di tipo “cinese”.

Sebbene al senato sia stato approvato da una maggioranza schiacciante, formata da Pdl e Udc, ora gli emendamenti che chiedono l’eliminazione di quell’articolo sono due. Uno del Pdl (presentatori Cassinelli e Mannucci) e uno del Partito Democratico con la firma di un grande numero di deputati.

In passato anche Antonio Di Pietro è stato durissimo su quel testo e c’è quindi da immaginare che l’Italia dei valori dia una mano ad eliminarlo.

Secondo fonti della maggioranza, la proposta soppressiva potrebbe partire dallo stesso governo. Al meglio non c’è limite…

Un parlamento rinsavito?

Meglio non essere ottimisti, ma forse c’è anche la mano dei dodici che ieri hanno costituito Intergruppo 2.0, organismo che ha un blog e che ieri è stato presentato con grande enfasi alla Camera.

L’elenco dei promotori è breve e doveroso (i link, collegati al nome, sono quelli forniti dai deputati in sede di presentazione).

Per il Pd: Paola Concia, Sandro Gozi, Alessia Mosca , Vinicio Peluffo, Federica Mogherini Rebesani, il radicale eletto-pd Matteo Mecacci e il senatore Vincenzo Vita, fresco di presentazione del disegno di legge sulla neutralità delle rete.

Per il Pdl: il benemerito Roberto Cassinelli, primo presentatore (nel tempo) di un testo anti-D’Alia, Nicola Formichella, Beatrice Lorenzin (un carnivoro tra vegetariani: è colei che ha chiesto “l’impedimento di accesso” ai siti contenenti istigazione alla bulimia e all’anoressia.

E allora perché sta nell’Intergruppo?) , il leghista Massimiliano Fedriga.

Infine Pierfelice Zazzera (Idv).

Come che sia, questo gruppo sembra perlomeno “digitalmente alfabetizzato”.

Farà audizioni “on line”, non ha ancora un’agenda, ma sembra avere tutta l’intenzione di costruirsela.

E’ ben consapevole che dovrà fare lavoro di missione all’interno delle sue stesse fila, visto che l’ignoranza digitale è patrimonio solido e diffuso della rappresentanza politica italiana. Infine, e non guasta, sono tutti abbastanza giovani.

Formichella (Pdl) si è spinto a dire che nel caso Down-YouTube (il video sull’abuso fisico ai danni di un minore disabile, filmato dai suoi stessi assalitori e messo on line), per i quali a Milano sono a processo dirigenti di Google, non ci sono responsabilità dei gestori.”

L’unica responsabilità è di chi i contenuti li pubblica” ha detto.

E’ un elementare principio da stato di diritto ma non pare avere molti consensi tra i politici italiani.

Ne viene a riprova l’aneddoto raccontato dalla democratica Mogherini Rebesani, che di recente è rimasta assente dalla camera per malattia. Sul suo blog qualcuno le ha contestato la mancata presenza in aula e lei ha potuto chiarire che era malata. “Una volta tornata in aula racconta i colleghi mi hanno dato solidarietà.

Ma non per la malattia, bensì per l’inaudito attacco subito sul blog”. E va be’…

Era ora Inutile dire “era ora”. Semmai la domanda da fare ai nuovi associati è “perché siete così pochi?” e cosa intendete fare anche al di fuori della camera.

Le domande, per oggi, non gliele abbiamo fatte, ma ce ne sono alcune che urgono: la rete è sotto attacco, non solo da parte dei D’Alia, ma anche dei potenti “doganieri” delle Telco, che stanno per far passare una direttiva europea devastante per l’accesso paritario alle diverse applicazioni e dati. Ne parla Repubblica.it.

Gli effetti della direttiva Telecoms Package potrebbero essere devastanti?

Anche gran parte dei disegni di legge presentati in questo parlamento.

Il problema è sempre lo stesso: la cultura dell’establishment che, nell’interesse solido di aziende Telco, televisive, musicali e magari editoriali, sogna di far rientrare il dentrificio nell’astuccio o il genio nella bottiglia.Ma la bottiglia è rotta. Per sempre.

video

venerdì 24 aprile 2009

Bavaglio ad Internet: Camera dei Deputati i politici censori evitano il confronto

Paolo Del Bene ninuxpdb@gmail.com
Venerdì 24 Aprile 2009

Re:roma 23-04-09: Altroconsumo invita c/o la Camera dei Deputati utenti e politici

Ieri c'è stato un incontro fra le parti, con grande rammarico debbo dire che i politici erano interessati a farsi la chiacchierata e a farci ascoltare il loro pensiero, senza poter prender la parola, senza un confronto fra le parti, così come era stato stabilito da Altroconsumo.

Sono veramente dispiaciuto di ciò, perchè i politici hanno dimostrato di sapersi ascoltare fra PD-PDL-UDC, dando poco spazio ai fruitori della rete.

La Giovanna Melandri ha detto che bisognerebbe stravolgere il Decreto Gianpiero D'Alia, e Gianpiero D'Alia è consapevole di ciò, il suo Decreto forse verrà modificato un pò, ma sostanzialmente quelli saranno i contenuti.

Allo stesso tempo la Giovanna Melandri del PD ha detto che non ha nulla da aggiungere oltre a quanto aveva già detto in merito al Decreto D'Alia.

Su una materia che riguarda le libertà dei cittadini, la votazione che è stata fatta alla Camera non è stata fatta con il voto elettronico, dunque non si sa quanti la abbiano votata e quanti no, quanti oggi si siano pentiti di averla votata e quanti non si siano pentiti di averlo fatto.

La cosa più grave è che a parlare di INTERNET ovvero della Rete delle Reti, ci mettano gente che di contenuti di Informatica non ne sa un accidenti, dunque si pensa che sia giusto un incontro fra le due parti, anche se questo comporta uno scontro sui contenuti.

La Gabriella Carlucci del PDL ha dimostrato quanto è ignorante in materia e di non voler accettare un confronto, allo stesso modo anche Gianpiero D'Alia che è venuto, ha fatto tutto il suo discorso retorico, dibbattuto poi fra UDC-PD-PDL, fregandosene degli utenti.

Appena ha finito di parlare è andato via senza chiedere al pubblico se c'era qualcuno che aveva qualcosa da chiedere o da dire su quanto ha fatto.

Mi sono alzato ed ho detto a gran voce a Gianpiero D'alia e a tutti politici presenti: "complimenti, lei è molto democratico, lei vedo che accetta il confronto con gli utenti, il suo interesse riguardo agli utenti è nullo".

Ma la cosa bella è che a parlare di art.50 bis, ovvero del pacchetto sicurezza che prevede l'istigazione a delinuquere oppure a osannare personaggi che hanno ucciso magistrati... sia proprio Gianpiero D'Alia http://it.wikipedia.org/wiki/Gianpiero_D%27Alia

L'UDC è uno di quei parti che candida proprio tutti, ed infatti ha accettato anche la candidatura di Salvatore Cuffaro e di Gianpiero D'Alia, dopo la presentazione di Salvatore Cuffaro, riprenderò a parlare dell'argomento di ieri.

"Il Presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro (Totò Cuffaro): "Cuffaro ha ricevuto il suo primo avviso di garanzia per una presunta tangente intascata dall'eurodeputato Salvo Lima nel 1993.

L'indagine era partita dalle dichiarazioni di un pentito, che però si rivelarono subito false, in quanto Lima nel 1993 era già morto.

Durante la sua prima presidenza alla Regione Siciliana Cuffaro è entrato, insieme ad altri, nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta sui rapporti tra il clan di Brancaccio e ambienti della politica locale.[4]

Con gli elementi raccolti, gli inquirenti ritengono che, attraverso Antonio Borzacchelli e Miceli (precedentemente assessore UDC al Comune di Palermo, legato a Cuffaro) e grazie alle talpe presenti nella Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Cuffaro abbia informato Giuseppe Guttadauro, boss mafioso ma anche collega medico di Miceli all'Ospedale Civico di Palermo, e Michele Aiello, importante imprenditore siciliano nel settore della sanità, indagato per associazione mafiosa, di notizie riservate legate alle indagini in corso che li vede coinvolti.

Nel settembre del 2005, Cuffaro per questi fatti, negati dall'interessato, è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato alla Mafia e rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio, mentre non è stata accolta l'accusa di concorso esterno.

Secondo il GUP è accertato che abbia fornito all'imprenditore Aiello informazioni fondamentali per sviare le indagini, grazie a una fonte non ancora nota, incontrandolo da solo in circostanze sospette, riferendo che le due talpe che gli fornivano informazioni sulle indagini che lo riguardavano erano state scoperte.

Nell'incontro, anche una discussione riguardante l'approvazione del tariffario regionale da applicarsi alle società di diagnosi medica posseduta dall'imprenditore.

Aiello ha ammesso entrambi i fatti, Cuffaro afferma soltanto che si sia discusso delle tariffe. Il GUP ipotizza inoltre che il mafioso Guttadauro sia venuto a conoscenza da Cuffaro delle microspie, in funzione del suo rapporto con Aiello, sempre per via del contatto con i due marescialli corrotti, in servizio ai nuclei di polizia giudiziaria della Procura di Palermo, uno dei quali è stato l'autore del piazzamento delle microspie.

Secondo una perizia ordinata dal tribunale nel corso del processo a Miceli, nei momenti in cui si è scoperta a casa di Guttadauro la microspia, sarebbero state confermate le testimonianze secondo le quali la moglie del boss mafioso ha dato merito a Totò Cuffaro del ritrovamento.[5]

Nel dicembre 2006, Miceli è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.[6]

I "cannoli del presidente"

Il 15 ottobre 2007 il procuratore aggiunto del processo a Cuffaro Giuseppe Pignatone ha chiesto 8 anni di reclusione per l'attuale Presidente della Regione Sicilia, per quanto riguarda i seguenti capi d'imputazione:

1. favoreggiamento a Cosa Nostra;
2. rivelazione di segreto d'ufficio.[7][8]

Il 18 gennaio 2008 Cuffaro viene dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Dda di Palermo.

La sentenza di primo grado condanna Cuffaro a 5 anni di reclusione nonchè all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Cuffaro assiste alla lettura della sentenza nell'aula bunker di Pagliarelli e dichiara immediatamente di non essere intenzionato ad abbandonare il suo ruolo di presidente della regione Sicilia.

Nel frattempo, la pubblicazione di una serie di foto che lo ritraggono con un vassoio di cannoli, mentre apparentemente festeggia per non essere stato condannato per favoreggiamento della mafia,[9] provoca un grande imbarazzo.[10]

Il 24 gennaio 2008 l'Assemblea regionale siciliana respinge la mozione di sfiducia (53 voti contro 32) presentata dal centro sinistra.[11]

Nonostante il voto di fiducia del Parlamento siciliano, Cuffaro si dimette due giorni dopo, nel corso di una seduta straordinaria dell'Assemblea.[12]

Il processo d'appello si terrà a partire dal 15 maggio 2009 alla terza sezione della Corte d'appello

vedasi: http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Cuffaro#I_procedimenti_giudiziari_penali

Quindi potete ben capire chi è che legifera contro INTERNET.

Comunque c'è stato un grande scontro politico ieri fra le parti utenti e politici.

Altroconsumo rivedesse quali politici vuol far partecipare, perchè non accettano il confronto, parlano solo di quello che fanno loro e di come lo vorrebbero fare e convincerci che quello che stanno facendo, lo fanno per il nostro bene, come se fossimo degli idioti, incapaci di valutare i reali problemi.h

mercoledì 22 aprile 2009

Bavaglio ad Internet: Camera dei Deputati

da: @gmail.com
a: romani_p@camera.it, pisanu_g@posta.senato.it, barbareschi_l@camera.it, carlucci_g@camera.it,
levi_r@camera.it,lupi_m@camera.it, mantovano_a@camera.it, palmieri_a@camera.it, fiano_e@camera.it, tassone_m@camera.it, evangelisti_f@camera.it, info@enisa.europa.eu, dalia_g@posta.senato.it, ronchi_a@camera.it, veltroni_w@camera.it, vita_v@posta.senato.it
data:22 aprile 2009 21.17
Oggetto Fwd: OFF TOPIC internet

In allegato è riportato il documento che è pubblicato su

http://documenti.camera.it/leg16/resoconti/assemblea/html/sed0141/stenografico.htm

Nel documento da me allegato è stata inserita solo la parte che riguarda internet, ovvero a partire da pagina 41 fino a pagina 48

Domani credo che si parli soprattutto di Pirateria e credo che forse venga fuori il caso di Pirate Bay.

L'unico modo per stroncare definitivamente la pirateria è fare sensibilizzazione e spiegare alle
persone che duplicare materiale protetto da copyright è un danno nei confronti di chi lo sviluppa ed un danno inflitto alla società in cui viviamo.

Il primo perchè nonostante vendano comunque poche copie, i loro softwares non liberi continuano
ad essere usati, va spiegato alle persone che non debbono caricare e-o scaricare da internet materiale coperto da copyright.

Le società finiranno per non vendere più nessun software non libero, allo stesso tempo bisogna
costringere la Pubblica Amministrazione a far uso di software Libero e far si che in internet
possano veicolare solo softwares liberi.

Chi vorrà acquistare un software non libero sarà libero di farlo, ma non di metterlo su internet, così come ogni altra cosa attualmente disponibile come film, canzoni,... tutti con tanto di copyright.

Potranno dunque circolare su internet solo softwares liberi il che vuol dire che se qualcuno ha
interesse a vendere del software libero, sarà libero di farlo, purchè presti un servizio d'assistenza, o scriva dei manuali che insegnino ad usarlo.

Solo in questo modo potremo respingere l'onda di chi duplica illegalmente il software, di chi lo detiene senza averne acquuistato le licenze, che lo vende....

Vanno perseguiti coloro che lo fanno sistematicamente, allo stesso tempo bisogna mettere sotto gli occhi di tutti una valida alternativa: FreeBSD, GNU/Darwin, GNU/HURD, GNU/KFreeBSD, GNU/linux, GNU/NetBSD, GNUSTEP, NetBSD, OpenBSD.

In pratica mettere microsoft, adobe, macromedia, sun microsystems, apple computer cupertino.inc,
novell, redhat.... nelle condizioni di dover chiudere definitivamente.

Una rete libera che ospiti software libero, musica libera e chi desidera una rete commerciale
ricorra ad IPv6

Ogni restrizione, ogni legge per la pirateria informatica, è frutto di restrizioni sistematiche,
che sono frutto delle multinazioni, le quali esercitano nel nostro paese pressione sul governo
FANTOCCIO, cosicchè possano perseguire penalmente chi commette un reato.

Se non si farà più pirateria, le multinazionali che oggi spadroneggiano in casa nostra, saranno
costrette ad andarsene, perchè non si da loro alcuna motivazione per usare i loro softwares non
liberi ed allo stesso tempo non ci sarà più nessuno che duplica illegalmente.

Al limite le multinazionali potranno rivolgersi alle aziende per l'uso di software non libero, sempre se le aziende intendano adottarlo visto gli alti costi di gestione, vedasi:

"http://bavaglio-ad-internet.blogspot.com/2009/04/bavaglio-ad-internet_7591.html

e per le limitazioni che ha sia come software che per le restrizioni culturali che impone.

Bavaglio ad Internet: ecco i politci interessati a CENSURARE

E' da prendere in seria considerazione il fenomeno di censura che si sta cercando di applicare su Internet, i politici interessati a censurare sono:

Paolo Romani romani_p@camera.it del (PDL) Partito Delle Libertà, Giuseppe Pisanu pisanu_g@posta.senato.it del (PDL) Partito Delle Libertà, Luca Barbareschi barbareschi_l@camera.it del (PDL) Partito Delle Libertà, Gabriella Carlucci carlucci_g@camera.it del (PDL) Partito Delle Libertà Franco Riccardo Levi del (PD) Partito Democratico levi_r@camera.it

Walter Veltroni del (PD) Partito Democratico veltroni_w@camera.it Giampiero D'Alia (dell'UDC) Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro. dalia_g@posta.senato.it e Andrea Ronchi ronchi_a@camera.it del (PDL) Partito Delle Libertà in foto con esponenti neo-nazisti di Cuore Nero.

Al TG 5 che ho visto per puro caso, Paolo Romani, ha affermato che è: "interesse dell'Italia far approvare la medesima legge che in Francia con Sarkozy fu scartata pochi giorni fa".

Paolo Romani ha detto inoltre che vuole che tale legge si estenda a tutti i paesi membri dell'Unione Europea.

Più REGIME di così !!!!

http://bavaglio-ad-internet.blogspot.com/2009/04/bavaglio-ad-internet-bocciata-la.html

sabato 18 aprile 2009

Bavaglio ad Internet: PIRATERIA E CINEMA, BUCO DI 537 MILIONI

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_934980272.html

2009-04-16 16:26

PIRATERIA E CINEMA, BUCO DI 537 MILIONI



ROMA - Le cifre sono spaventose, ma i criteri per affrontare il fenomeno della pirateria dell'audiovisivo non potrebbero essere più diversi. C'é chi parla di colpire penalmente il fenomeno e chi invece suggerisce di cavalcarlo. E' quanto emerso oggi alla Casa del cinema di Roma con registi (Giuseppe Tornatore, Paolo Virzì, Enrico Vanzina e Leonardo Pieraccioni), politici (il sottosegretario Paolo Romani) e addetti ai lavori per la presentazione, da parte della Fapav (Federazione Anti-pirateria audiovisiva), della prima ricerca sulla pirateria cinematografica in Italia.

Queste alcune cifre: 537 milioni di euro il danno che crea annualmente la pirateria nelle sue diverse forme (dalla copie fisiche alla quella digitale fino a quella indiretta); ben 355 milioni di copie illegali vengono fruite ogni anno; circa 250 mila i lavoratori a rischio grazie a questo fenomeno e ben il 32% del campione intervistato negli ultimi 12 mesi che riconosce di essere entrato in contatto con film piratati.

E' per la linea dura Paolo Romani, sottosegretario con delega alla comunicazioni, convinto che il fenomeno del downloading (tra le varie forme di pirateria quello maggiormente in crescita) vada perseguito con sistemi di warning (avviso che si sta commettendo un illecito che appare sul proprio pc) e la successiva disconnessione forzata. Importante per lui anche agire sul fronte educativo visto che solo il 60 per cento degli intervistati sa di violare la legge. Gaetano Blandini direttore generale cinema del Mibac annuncia invece che chiederà a Presidenza del Consiglio e al Dipartimento Funzione pubblica una direttiva che obblighi tutte le amministrazioni pubbliche a inserire filtri per non permettere ai propri dipendenti di scaricare i film sul lavoro.

Mentre tra i registi c'é chi la butta in polemica come Virzì che accusa gli Internet Provider - Telecom, Infostrada e Fastweb -, di guadagnarci soldi con lo scarico illegale di film, soldi che potrebbero anche essere condivisi. E chi come Enrico Vanzina pensa che tutto possa risolversi con un sfruttamento breve del prodotto film con un offerta in contemporanea su Internet, sala e Dvd. Infine anche, Riccardo Tozzi presidente dei produttori Anica e patron della Cattleya, vede in Internet più che un nemico un potenziale mercato e questo "rendendo disponibile un'offerta legale appetibile sul Web con prezzi bassi e giusti".

Bavaglio ad Internet: I pirati del software sono come i pirati somali

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=10093

BSA: "I pirati del software sono come i pirati somali"

Il lancio dell'ultima campagna contro la copia illegale dei programmi per computer è stato accompagnato da un paragone che definire infelice è poco.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com - 15-04-2009]



Ci sono azioni che non si possono commentare per la bassezza, l'opportunismo o il cinismo che le ispira.

Gordon Haff di Cnet ha recentemente ricevuto un'email dalla società di PR che si occupa delle campagne della Bsa (Business Software Alliance), l'organizzazione che rappresenta i maggiori produttori mondiali di software e ha come scopo principale la lotta alla pirateria in difesa del copyright.

Il testo parla da sé: "Tutti abbiamo seguito gli eventi delle scorse settimane circa i pirati al largo del Corno d'Africa. La pirateria assume molte forme, alcune più violente di altre. Voglio farle sapere che la BSA lancia oggi una nuova campagna" http://global.bsa.org/faces/index.html

Per la Bsa, dunque, le azioni di chi copia software illegalmente sono paragonabili a quelle di chi sequestra navi e passeggeri, ma forse non è solo questo che l'e-mail sottintende.

Può essere che la Bsa sogni un mondo in cui la marina americana, anziché abbordare navi pirata - uccidendo tre pirati nel processo - faccia lo stesso irrompendo nelle case dei pirati del software -uccidendo tre pirati nel processo ?

È questo che cerca di comunicare la Business Software Alliance ?

video

Bavaglio ad Internet: L'Unione Europea: i social network difendano la privacy

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=10074

L'Unione Europea: i social network difendano la privacy

Il Commissario Viviane Reding boccia la tecnologia Phorm, che propone pubblicità mirate basate sulle abitudini di navigazione, e chiede maggiore tutela dei minori da parte di Facebook e soci.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com - 15-04-2009]

Phorm è una tecnologia di behavioural advertising legale in Gran Bretagna: grazie a essa, i provider del Regno Unito possono utilizzare i dati personali dei propri utenti e le loro abitudini di navigazione per proporre spot e messaggi pubblicitari mirati, che i clienti lo vogliano o no.

L'esistenza di questa possibilità ha scatenato un'ondata di proteste non solo in Inghilterra, ma anche a Bruxelles: il Commissario europeo per le Telecomunicazioni Viviane Reding si è esposta in prima persona in difesa della privacy, invitando la Gran Bretagna a modificare una legislazione che non la tiene sufficientemente in conto.

L'ammonimento è rivolto a tutti gli Stati membri: l'Unione Europea agirà contro tutti quei Paesi che non si conformeranno alle regole comuni stabilite in difesa della privacy dei cittadini.

"Le regole europee sulla privacy sono cristalline e le informazioni su una persona possono essere utilizzate solo con il suo consenso previo" ha ammonito la Reding sul proprio blog, estendendo poi le proprie preoccupazioni a tutti gli ambiti della Rete in cui, con leggerezza, gli utenti mettono i propri dati personali nelle mani di chiunque.

Il pensiero del Commissario è rivolto a tutti quei software che consentono un utilizzo gratuito in cambio di informazioni pubblicitarie mirate ma si appunta anche sui social network, dove soprattutto i minori devono essere protetti (nella speranza che i maggiorenni sappiano proteggersi da sé).

"La privacy deve essere una priorità per i social network: almeno i profili dei minorenni devono essere classificati di default come privati e resi inaccessibili ai motori di ricerca" ha dichiarato: per questo scopo servono regole ad hoc cui sottoporre Facebook, MySpace e compagni.

mercoledì 15 aprile 2009

Bavaglio ad Internet: Un sito per scoprire se si è indagati

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=10015
Un sito per scoprire se si è indagati

In un click chiunque può scoprire se il proprio indirizzo Ip è finito nel mirino delle autorità a causa della direttiva Ipred.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com - 10-04-2009]

Qualcuno che controlla i controllori c'è, almeno in Svezia: un sito http://ipred.bitchware.se Internet permette di scoprire facilmente e rapidamente se il proprio indirizzo Ip (o un qualsiasi indirizzo, in realtà) è stato messo sotto controllo dalle autorità come conseguenza delle nuove leggi contro la pirateria.

Il sito può operare perché, prima di poter accedere ai dati sensibili dei sospetti (come prevede la direttiva europea Ipred) occorre avviare un'inchiesta pubblica: in questo modo chiunque può sapere quali indirizzi Ip vengono messi sotto esame e scoprire se il proprio sia tra questi.

È anche possibile contribuire - indicando gli indirizzi sotto inchiesta di cui si è a conoscenza - e attivare un sistema di segnalazione via email per essere subito informati qualora il proprio Ip finisca al centro dell'attenzione delle autorità.

sabato 11 aprile 2009

Bavaglio ad Internet: Risparmio digitale

Risparmio digitale Durata: 07' 05''Pubblicato: 29/04/2007 11:49:40

video http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E17%5E23688,00.html

http://www.youtube.com/watch?v=onoFRPa3wkk
testo http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1072182,00.html


MILENA GABANELLI IN STUDIO
La buona notizia di oggi è informatica. Quasi tutti i dipendenti pubblici oggi per fare il loro lavoro hanno a disposizione un computer.

Per utilizzarlo servono tanti programmi e i programmi costano. A Bolzano hanno trovato il modo di risparmiare un bel po’. Giuliano Marrucci.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Questa è una delle 83 scuole di lingua italiana della provincia. 50 computer che fino a due anni fa costavano 100 euro l’uno ogni anno solo per i programmi.

GIULIANO MARRUCCI
Con questi 100 euro a postazione cosa ci compravate?

PAOLO ZILOTTI- Sovrintendenza scolastica
Ci compravamo sempre l’ultima versione del sistema operativo e la suite d’ufficio.

GIULIANO MARRUCCI
Quindi office?

PAOLO ZILOTTI- Sovrintendenza scolastica
Office.

GIULIANO MARRUCCI
E basta?

PAOLO ZILOTTI- Sovrintendenza scolastica
Fine!

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Sistema operativo e suite d’ufficio sono la benzina del computer, senza di quelli non si può fare niente. Per noi comuni mortali sono sinonimi di windows e office, programmi commerciali prodotti da microsoft, ma i comuni mortali spesso sbagliano.

BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
L’alternativa è rappresentata dal software libero, su cui noi come amministrazione ci siamo impegnati in questi due anni, abbiamo fatto migrare da microsoft a software libero tutte le scuole di lingua italiana della provincia di Bolzano.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Il software libero funziona esattamente come quello commerciale, però è gratis.

Mentre per le licenze microsoft ogni anno solo per le scuole in lingua italiana della provincia si sborsavano 269.000 euro l’anno.

GIULIANO MARRUCCI
Quindi quello che praticamente fino a ieri pagavate 269.000 euro l’anno, la stessa identica cosa oggi ce l’avete gratis?

BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
Per 27.000, come manutenzione, è un costo di manutenzione.

GIULIANO MARRUCCI
Quindi un decimo

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
E senza rinunciare a niente, anzi……

PAOLO ZILOTTI- Sovrintendenza scolastica
Volevamo fare in modo che se paragonassimo il software al libro di testo gli studenti potessero portarsi a casa questo libro di testo, lo potessero copiare, tutto in maniera legale.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Eh gia, perché il bello del software libero è che si può copiare liberamente.

E così tutto quello che si usa a scuola, si può portare a casa.

GIULIANO MARRUCCI
Cosa sono questi cd qua?

EZIO MONASTERO- Coord. Gruppo supporto didattico informatica
Questi permettono l’installazione a casa della distribuzione FUSS che abbiamo fatto per le scuole.

Cioè ci sono software didattici che vengono utilizzati nelle scuole elementari, medie e superiori.

GIULIANO MARRUCCI
Quanti dischetti come questo avete distribuito?

EZIO MONASTERO- Coord. Gruppo supporto didattico informatica
Credo un 20.000 dischetti. Il costo è stato la stampa dei cd, 4, 5000 euro.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
E così a risparmiare oltre all’amministrazione pubblica sono anche le famiglie, perché se a scuola si usano programmi commerciali, tocca comprare una licenza anche per casa.

EZIO MONASTERO- Coord. Gruppo supporto didattico informatica
A meno che non passa alla solita operazione che fanno parecchi di scaricarselo in modo non lecito.

GIULIANO MARRUCCI
Quindi ti impongo una spesa o un crimine?

EZIO MONASTERO- Coord. Gruppo supporto didattico informatica
Esatto, una scuola invece deve educare alla legalità.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Semplice no? Eppure Bolzano rimane un caso isolato.

BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
L’inceppo interno è proprio legato al fatto che richiede questo passaggio uno sforzo veramente notevole, siccome negli ambienti della formazione della scuola, è l’amministrazione pubblica che se ne occupa, non sempre all’interno di questo genere di amministrazione c’è questa spinta propulsiva verso l’innovazione, verso il cambiamento.

GIULIANO MARRUCCI
Cioè come dire visto che son soldi nostri…….

BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
Si, c’è un po’ una resistenza al cambiamento, a dover fare uno sforzo in più, è il discorso di chi me lo fa fare insomma no?

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Qui a farglielo fare invece c’ha pensato un ragazzo venuto dall’Argentina.

ANTONIO RUSSO
Sono arrivato qui dall’Argentina, da Buenos Aires, nel ’99, due anni prima della crisi, lavoravo per una banca per cui sapevo già prima che c’era qualcosa che non funzionava molto bene.

GIULIANO MARRUCCI
Ce lo potevi dire anche a noi…

ANTONIO RUSSO
Potevo sicuramente dirlo ma non mi avrebbero creduto.

BARBARA REPETTO- Dipartimento al lavoro Prov. di Bolzano
Si, c’è un po’ una resistenza al cambiamento, a dover fare uno sforzo in più, è il discorso di chi me lo fa fare insomma no?

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Abituato a dire cose a cui gli altri non credono, appena sbarcato a Bolzano, Antonio si fa assumere come ragioniere dall’ente per la formazione professionale della provincia, una posizione strategica per lanciare la sua battaglia per il
software libero.

ANTONIO RUSSO
Siamo partiti nel 2001 organizzando corsi di formazione professionale rivolti alle imprese partendo da un’idea che noi credevamo che il sistema era gia maturo ed era possibile utilizzarlo per produttività, quindi aziende, pubbliche amministrazioni.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
D’altronde a dimostrare che il software libero fosse maturo a Bolzano c’era la Sad, l’azienda locale dei trasporti, la prima al mondo ad usarlo in ambiente aziendale quasi 15 anni fa, risparmiando da allora circa 300.000 euro l’anno.

GIULIANO MARRUCCI
Te sei genovese vero?

MAURIZIO CACHIA- Dir. informatica SAD trasporto locale
Io sono genovese di origine.

GIULIANO MARRUCCI
E’ per quello…

MAURIZIO CACHIA- Dir. informatica SAD trasporto locale
Sono genovese, abito in Val di Non, dicono che la val di non è la Genova del Trentino…

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Forte di questo esempio Antonio comincia a bussare alle porte di tutti gli uffici della provincia.

Prima tappa, il consorzio dei comuni.

GIULIANO MARRUCCI
Vi ha convinto Antonio?

HUGO LEITER - Dir. Servizio Informatico Prov. Bolzano

Lui è stato di grandissimo aiuto, è straordinario. Io devo ammirare quel che lui è riuscito a fare.

HUGO LEITER - Dir. Servizio Informatico Prov. Bolzano
Se dovessimo sostituire tutto il software aperto con software proprietario dovremmo spendere almeno mezzo milioni di euro.

GIULIANO MARRUCCI
Una tantum?

HUGO LEITER - Dir. Servizio Informatico Prov. Bolzano
Una tantum, a questi si aggiungono i costi annuali di gestione, upgrade e manutenzione.

GIULIANO MARRUCCI FUORI CAMPO
Seconda tappa la formazione professionale agricola e forestale dove il software libero lo usano per fare corsi su internet.

Ma il bello deve ancora arrivare. Perché la migrazione più consistente l’hanno fatta sui 4500 pc della provincia, passando da microsoft office al suo omologo libero, open office.

GIULIANO MARRUCCI
E quanto si risparmia?

HELLMUTH LADURNER- Dir. ripartizione informatica Prov. Bolzano
Più di un milione di euro l’anno.

GIULIANO MARRUCCI
Eh?

HELLMUTH LADURNER- Dir. ripartizione informatica prov. Bolzano
Più di un milione di euro l’anno.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il software libero si puo' scaricare direttamente da internet e ci sono anche le istruzioni per installarlo.

E già che ci siamo sarebbe anche una bella cosa se ai funzionari pubblici che si danno da fare fosse riconosciuta una gratifica, tanto per incentivare tutti gli Antonio Russo che ci sono in giro.

video

Bavaglio ad Internet: Digitale: diritti e regole Internet&Co Una reale difesa degli utenti, senza mettere il bavaglio alla libera circolazione delle..

Dall'utilizzo di internet alla telefonata con il cellulare, dall'iscrizione a Facebook all'impiego della tv satellitare: il digitale è oramai diventato pane quotidiano per molti italiani.

Un nuovo mercato si è affermato nel giro di pochissimo tempo.

Un mercato ad elevata tecnologia, ma contraddistinto anche dai soliti vecchi problemi: in primo luogo la mancanza di concorrenza e di trasparenza.

E la scarsa attenzione nei confronti degli interessi degli utenti.

Il tutto aggravato, in molti casi, dall'assenza di regole, anche a causa di leggi che faticano a tenere il passo con i continui cambiamenti che contraddistinguono il mondo digitale.

IL 23 APRILE 2009 NE DISCUTIAMO A ROMA

Nell'ambito della nostra campagna "Diritto di rete", abbiamo organizzato una conferenza per il 23 aprile a Roma, alla Sala delle Colonne della Camera dei deputati (dalle 09:30 a.m. alle 05:00 p.m.).

Il tema è ampio: l'obbiettivo è quello di analizzare, con tutte le parti interessate, le più importanti questioni di attualità legate ad un corretto ed efficace sviluppo del mercato digitale.

Dedicheremo un'attenzione particolare ai diritti e ai doveri di chi gestisce sia di chi utilizza la rete.

Bisogna salvaguardare il mondo di internet dagli illeciti (violazione della privacy, diffamazione...) senza però mettere il bavaglio alla libera circolazione delle informazioni (vedi anche il video sul nostro sito).

Tra gli altri, ha aderito al nostro convegno il Commissario europeo per i consumatori Meglena Kuneva.

NUOVE LEGGI PER LA RETE

La conferenza segna l'avvio della nostra campagna per una migliore regolamentazione del mondo di internet.

Proprio a questo proposito, uno dei punti caldi in questione riguarda la pirateria nel settore digitale: vi ricordiamo che sul nostro sito potete firmare la petizione affinchè nella discussione sulla nuova legge vengano sentite tutte le parti in causa, comprese le associazioni che rappresentano i consumatori.

Tra gli altri argomenti che affronteremo nella nostra campagna: la realizzazione delle reti di nuova generazione di fibra ottica, il problema del digital divide* (cioè delle aree non raggiunte dalla larga banda), la diffusione del social network e la fase iniziale del passaggio alla tv digitale, contraddistinta per ora più da ombre che da luci.

La nostra campagna

http://www.altroconsumo.it/dirittodirete

pagina 4 e 5 di Altroconsumo numero 225 aprile 2009

venerdì 10 aprile 2009

Bavaglio ad Internet: Il ddl Carlucci approda in Parlamento

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=9672

Il ddl Carlucci approda in Parlamento

Il web italiano insorge ma Gabriella Carlucci non demorde: la proposta di legge che abolirà l'anonimato arriva alla IX Commissione Trasporti.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com - 16-03-2009]

Sicura della bontà e della necessità della propria proposta - così come ha affermato pochi giorni or sono - e ignorando completamente la marea di proteste che si è sollevata di fronte a un disegno di legge non solo censorio, ma anche tanto inapplicabile quanto inutile, Gabriella Carlucci è riuscita a portare il ddl 2195 all'attenzione di una Commissione parlamentare.

Evidentemente poco importa se non troppo lontano, in Svizzera, il padre del web festeggia i 20 anni della propria creatura ribadendo la necessità di una Internet libera e denunciando, in un discorso alla Camera dei Lord inglese, i pericoli derivanti da chi vuole controllare ogni informazione immessa in Rete dagli utenti: la Carlucci deve abolire l'anonimato.

Per lottare contro i pedofili, certo, anche se la proposta nasce dalla mente del presidente di Univideo, anche se parla di combattere reati come la calunnia, la diffamazione e l'ingiuria che nulla hanno a che fare con la pedofilia, anche se vuole estendere a Internet le leggi sulla stampa nonostante la Cassazione non sia proprio dello stesso parere. Anche se a tutti sembra soltanto un ulteriore tentativo di imbavagliare la Rete.

Nonostante tutto ciò, la IX Commissione Trasporti esaminerà il testo del ddl 2195 che, se approvato, obbligherà a registrare e conservare ogni singolo atto compiuto in Rete da ogni singolo utente.

"Ma la Commissione lo bloccherà" potrebbe sperare qualcuno, contando sull'intelligenza di almeno una parte dei 44 membri che la compongono. Eppure è difficile restare ottimisti quando si scopre che il vicepresidente di detta Commissione è Luca Barbareschi.

Bavaglio ad Internet: I forum non sono stampa, ma i blog forse sì

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=9640

I forum non sono stampa, ma i blog forse sì

La sentenza della Cassazione non libera i blog dalle imposizioni della legge sull'editoria: solo i forum, per ora, ne sono chiaramente esenti.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com

La recente sentenza della Corte di Cassazione che esclude i forum di discussione dai media per cui vale la legge sulla stampa ha decisamente scontentato Aduc, ma i mezzi d'informazione in generale hanno salutato questa decisione come una notizia positiva per la libertà della Rete.

La questione, in realtà, è più complicata di quanto appaia a prima vista.

La situazione attuale contempla le iniziative di diverse forze politiche - di cui Gabriella Carlucci è solo l'ultimo esempio - volte a far valere le leggi sulla stampa anche per quanto è pubblicato in Internet.

Fin dai tempi del disegno di legge che voleva obbligare i blogger e i webmaster in generale a registrarsi al Roc (il Registro degli Operatori della Comunicazione), la Rete italiana si è sempre opposta a questi tentativi di inutile regolamentazione burocratica (e sospettata di censura): in tutta coscienza, come può un diario personale online essere equiparato a un organo di informazione?

Non sono pochi i blogger che, per evitare questo abominio, tuttora espongono sulle proprie pagine la scritta: "Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001". Eppure l'idea di regolamentare Internet come fosse un'enorme edicola non muore.

Ecco perché la sentenza della Cassazione è sembrata a molti tanto importante: sembrerebbe rappresentare un pronunciamento ufficiale che dovrebbe porre fine alla disputa sull'equiparabilità dei forum e dei blog alle testate giornalistiche.

Eppure in questo ragionamento c'è una non piccola falla: la Cassazione ha parlato di forum, non di blog. Che la stampa generalista non sia attenta a queste sottigliezze è perfino comprensibile, ma la differenza è sostanziale.

D'ora innanzi è chiaro che chi gestisce un forum non è tenuto a registrare la testata, a indicare un direttore responsabile, a sottostare a tutte quelle limitazioni previste dalla legge sulla stampa. Certo non potrà avere nemmeno le tutele elencate nello stesso testo, ma non è questo il punto. Il punto è che, invece, sui blog non c'è ancora chiarezza.

I due mezzi sono diversi. Persino il giudice o il legislatore più distratto noterà la differenza; se tra i requisiti per essere considerati "testata giornalistica" vi sono la periodicità dell'aggiornamento, l'ospitare contenuti determinati e la possibilità di essere fonte di reddito (per cui anche un solo banner sarebbe sufficiente), ecco che un blog sembra rispondere perfettamente o quasi, laddove invece un forum si configura in modo molto diverso.

Né sono ben chiari quali siano i criteri per definire la "periodicità dell'aggiornamento", che sembra costituire un discrimine importante: per essere equiparabile a un giornale, un blog ogni quanto tempo deve essere aggiornato? Quotidianamente? Potrebbe essere un quotidiano. Una volta alla settimana? Potrebbe essere un settimanale. Una volta al mese? Un mensile. Basta allungare il periodo di tempo, ed ecco che la periodicità si trova.

Per qualcuno è addirittura sufficiente il fatto che, di tanto in tanto, l'autore scriva, basta che ci sia un minimo di regolarità - ossia il blog non viene abbandonato, ma appaiono nuovi post anche se non con scadenze precise.

Tutto questo non è contemplato dalla sentenza della Cassazione, né era sua intenzione farlo. I casi di blogger condannati per diffamazione (e anche omesso controllo) o per il reato di stampa clandestina in tempi recenti non sono mancati e la Suprema Corte evidentemente non si è occupata della materia: gli unici che per ora possono festeggiare (ma sempre con moderazione, com'è necessario in questi casi) sono forse i gestori dei forum.

Rimane poi il caso dei commenti ai blog: secondo alcuni possono essere considerati "forum" e quindi non soggetti alle leggi sulla stampa, secondo altri rientrano nella responsabilità di chi gestisce il blog.

Bavaglio ad Internet: Per la Cassazione i forum non equivalgono alla stampa

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=9615

Per la Cassazione i forum non equivalgono alla stampa

Le leggi sulla stampa con le relative tutele non si applicano alle discussioni tra utenti: per la Suprema Corte il sequestro dei messaggi sui forum è legittimo.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com - 11-03-2009]

Una sentenza della Corte di Cassazione mette in chiaro diritti e doveri di chi gestisce un forum on line: diversi da quelli previsti per stampa e Tv per minori tutele, ma anche per l'assenza dell'obbligo di registrazione e di nomina di responsabili legali.

"Da oggi è confermato che siamo tutti meno liberi": così titola l'associazione di consumatori Aduc commentando la decisione della Cassazione che non riconosce ai forum di discussione online le stesse guarentigie - ma anche gli stessi obblighi - cui è soggetta la stampa.

La vicenda risale al 2006 quando, su denuncia dell'associazione Meter di don Fortunato Di Noto, i forum di Aduc erano stati sottoposti a sequestro; motivo della denuncia era la presenza di alcuni messaggi accusati di violare l'articolo 403 del codice penale (offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone).

Entrare ora nel merito della questione sarebbe ormai fuori tempo massimo: nei forum erano effettivamente presenti insulti e frasi che decisamente non appartengono a chiunque sappia esprimersi in modo appena civile e non abbia bisogno di ricorrere all'attacco personale per difendere le proprie idee, ma da qui alla denuncia probabilmente ne corre.

All'incirca dello stesso parere era anche Aduc, che a suo tempo presentò un'interrogazione parlamentare - tuttora in attesa di risposta - e un'istanza di riesame del provvedimento di sequestro mirata a ottenere l'oscuramento delle sole frasi incriminate e non di tutto il forum; l'associazione ha ottenuto ragione in appello, ma è ricorsa ugualmente in Cassazione per ottenere il dissequestro anche dei nove post incriminati.

La Suprema Corte ha però dichiarato che i forum "sono una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole e agli obblighi cui è soggetta la stampa (come indicare un direttore responsabile per registrare la testata) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che la Costituzione riserva solo alla stampa". Dunque il sequestro è lecito.

La sentenza è ambivalente: da un lato, ciò potrebbe porre fine alle velleità di chi vorrebbe estendere a tutta Internet le leggi sulla stampa, anche se in realtà è presto per dirlo: la Cassazione, in fondo, si è espressa circa i forum senza considerare esplicitamente le altre forme di espressione, come i blog.

Dall'altro lato, la mancanza delle "guarentigie" che permettono ai giornalisti di non incappare in una denuncia ogni tre parole espone una parte consistente di Internet al rischio di venire censurata con una facilità finora impensabile.

Se dunque i gestori dei forum ora non sembrano essere ritenuti responsabili per quanto pubblicato dagli utenti, è anche vero che a causa degli interventi di questi stessi utenti potrebbero all'improvviso veder chiuso il proprio sito.

Bavaglio ad Internet: Bocciata la dottrina Sarkozy sulla pirateria online

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=10036

Bocciata la dottrina Sarkozy sulla pirateria online

Contro ogni aspettativa, il Parlamento rigetta la Hadopi. Ma il progetto di legge potrebbe essere ritardato soltanto di qualche settimana.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com - 09-04-2009]

Sconfitta bruciante e sonori sculaccioni ai sostenitori della teoria dei "tre schiaffi", perché l'Assemblea Nazionale francese ha respinto, anche con il voto di alcuni membri del partito di governo, la discussa legge sulla "protezione delle creatività su Internet".

Uno dei motivi deve forse essere ricercato nell'indurimento delle condizioni sanzionatorie imposto dal senato in sede di commissione mista interparlamentare, oppure può essere soltanto un'esibizione di indipendenza giusto per salvare la faccia; di quest'opinione è infatti Roger Karoutchi, ministro delle relazioni con il parlamento, che minimizzando afferma che al più la legge subirà un ritardo di qualche settimana venendo ripresentata con variazioni minime.

Nell'attesa,un campanello d'allarme suona per Bondi & Co. che, approfittando della generale disattenzione dovuta ai tragici eventi dell'Abruzzo tentano di far passare in sordina una serie di norme ricalcanti la contestata Hadopi; forse dimenticando che è ormai alle porte una "verifica" da parte dell'elettorato.

Bavaglio ad Internet: L'Unione Europea boccia la "dottrina Sarkozy"

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=8282

L'Unione Europea boccia la "dottrina Sarkozy"

L'Europarlamento ha eliminato dal "pacchetto Telecom" le proposte della Francia contro il p2p e per la trasformazione dei provider in cyberpoliziotti.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com - 25-09-2008]

La Dottrina Sarkozy non è passata: non ci sarà nessun metodo dei tre schiaffi per gli utenti, nessuna trasformazione dei provider in cyberpoliziotti, nessuna negazione dei diritti di accesso a Internet.

Il Pacchetto Telecom è stato purificato ed epurato delle norme più temute grazie a una serie di emendamenti posti a salvaguardia dei diritti e delle libertà dei navigatori.

Come in molti avevano chiesto, tra cui Jérémie Zimmermann di laquadraturedunet, i parlamentari europei hanno eliminato le regole che avrebbero dovuto porre fine al peer to peer e bocciato in pieno la proposta della Francia, cui spetta la presidenza di turno dell'Unione Europea.

È una buona notizia per tutti coloro che usano i software di condivisione p2p: non si tratta di difendere la diffusione di materiale illegale, ma di permettere che gli utenti possano usare gli strumenti esistenti senza che i provider siano costretti a sorvegliarli e senza sanzioni del tutto sovradimensionate rispetto alle infrazioni, come invece avrebbe voluto Nicholas Sarkozy.

Secondo il presidente francese, gli utenti che avessero condiviso illegalmente dei file avrebbero dovuto essere avvertiti due volte e poi, se ancora recidivi, cacciati dalla Rete.

Il compito di sorveglianza sarebbe spettato ai provider, trasformati in poliziotti della Rete: avrebbero dovuto conservare i dati relativi al traffico generato dai propri clienti e collaborare attivamente alla caccia al condivisore.

Tutto questo non sarà più possibile e, cosa più importante ancora, prima di poter comminare sanzioni a un utente che violi le norme occorrerà l'ordine di un magistrato e solo le istituzioni potranno farlo, non i provider.

Inoltre, le punizioni dovranno essere commisurate alle infrazioni: non si potrà privare qualcuno dell'accesso a Internet solo perché ha condiviso un mp3, come qualcuno avrebbe voluto.

Il merito di aver convinto il Parlamento a decidere in questo senso va anche alla relatrice, Catherine Trautmann, che in mail rivolta agli eurodeputati ha definito l'accesso alla Rete un diritto fondamentale dell'individuo: nessuno può esserne privato senza la decisione degli organi giudiziari.

Chi fremerà di rabbia, oltre al presidente francese, saranno le major e le associazioni discografiche, che contavano di avere mano libera nello spiare i navigatori e privarli della connessione al primo accenno di uso del p2p.

La dottrina Sarkozy potrà tornare in vita, riproposta più avanti? Possibile e forse anche probabile, ma è estremamente difficile che accada prima della scadenza del semestre di presidenza della Francia (la fine di quest'anno), Paese che come si può intuire più di ogni altro premeva per l'approvazione.

Nel 2009 la presidenza dell'Unione Europea passerà alla Svezia, che ha già fatto sapere di avere ben altro di cui occuparsi.

Bavaglio ad Internet: Casinelli contro la "dottrina dei tre schiaffi"

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=10027

Casinelli contro la "dottrina dei tre schiaffi"

Il Ministro Bondi sembra voler seguire l'esempio francese: il deputato già noto per l'opposizione alle proposte di D'Alia e Carlucci chiede chiarezza e sprona gli utenti a farsi avanti.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.com - 09-04-2009]


Si stanno rincorrendo voci pochi chiare: pare che il Ministro per la Cultura Sandro Bondi, entusiasmato dall'approvazione francese della legge che istituisce la dottrina dei tre schiaffi, abbia firmato con il colleghi d'oltralpe un accordo per la lotta alla pirateria.

Bondi avrebbe espresso l'intenzione di adottare la stessa legislazione anche da noi, istituendo un equivalente dell'Hadopi francese e mettendo in piedi la struttura necessaria ai controlli sugli utenti di Internet.

Tutti questi "forse" sono arrivati alle orecchie dell'onorevole Roberto Cassinelli, noto per essere apparentemente l'unico a cercare soluzioni ragionevoli ai problemi della Rete di fronte alle iniziative censorie proposte dai colleghi.

"Preoccupato da queste rivelazioni giornalistiche, ho inoltrato una interrogazione al Ministro per sapere se ciò corrisponda al vero" - ha scritto sul proprio blog l'onorevole Cassinelli - "sottolineando come la legge francese contrasti una precedente decisione del Parlamento europeo, ed alcuni diritti inviolabili che in Italia sono garantiti dalla Costituzione e dal Codice in materia di protezione dei dati personali".

Con questa sola osservazione, Cassinelli ha sottolineato come la Francia si sia mossa in autonomia e contrariamente a quanto stabilito dall'Unione Europea (pratica che comunque non sembra imbarazzare nemmeno il nostro governo) e come prima di prendere tali iniziative sia forse il caso di consultare le leggi già esistenti, a partire dalla Costituzione.

Imporre in Italia una legge analoga a quella francese porterebbe ad almeno tre conseguenze: innanzitutto si stabilirebbe una pena eccessiva ed inflitta in un modo errato, senza che venga coinvolta l'autorità giudiziaria.

Poi, basarsi sugli indirizzi Ip per accertare chi stia violando la legge sul diritto d'autore spingerebbe gli utenti più smaliziati a compromettere le connessioni altrui per non essere scoperti.

Infine, il Garante per la privacy ha già stabilito - nel marzo dell'anno scorso - che è vietato ai privati monitorare il traffico Internet altrui.

Cassinelli vuole chiarezza e con lui gli tutti gli utenti di Internet italiani, che l'onorevole invita a farsi avanti dicendo chiaramente la propria opinione.