giovedì 9 aprile 2009

Bavaglio ad Internet : politici di malaffare



Poco tempo fa ho scritto all'Unione Europea con la speranza di avere una risposta.

Sono molto dispiaciuto per non esser stato ascoltato come cittadino che ha diritto a MANIFESTARE il suo libero pensiero, senza che qualcuno decida cosa possa esser detto o non detto su internet.

Dall'intervista di Alessandro Gilioli al sen. D'Alia pubblicata su " L'Espresso http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/02/10/%C2%ABfacebook-e-youtube-o-obbediscono-o-li-oscuro%C2%BA

Gilioli: Io volevo parlare di questo emendamento: innanzitutto, spieghi lo scopo e l'utilità.

D'Alia: L'emendamento introduce l'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza, che consente al ministro dell'interno, su comunicazione dell'autorità giudiziaria che procede per delitti di istigazione a delinquere o apologia di reato, attribuisce al ministero dell'interno il potere di disporre che i fornitori di connettività alla rete internet utilizzino gli strumenti di filtraggio nei confronti di quei siti o social network che contenessero, diciamo, dichiarazioni e quant'altro connesse a queste ipotesi di reato.

Cioè, è una norma che serve a cominciare a intervenire nella regolamentazione di internet e questo nasce sostanzialmente dalle vicende che hanno riguardato Facebook, della comparsa su quel social network di gruppi inneggianti a Riina, Provenzano, alle Brigate Rosse eccetera.


E poiché non vi è alcuno strumento, nell'ordinamento, che consenta un intervento immediato qualora ovviamente si ravvisi un'ipotesi di reato, cioè qualora la magistratura stia indagando, il ministro dell'interno interviene con uno strumento di natura squisitamente cautelare che serve ad evitare che vi sia una moltiplicazione di questi siti o di queste manifestazioni illecite sulla rete.

Ovviamente, tutto questo avviene con la possibilità del ricorso all'autorità giudiziaria da parte degli interessati, e comunque attraverso una procedura di natura contraddittoria anche con i gestori dei siti a cui viene notificata una diffida ad oscurare o cancellare quelle parti che sono in contrasto con le posizioni citate.

A. Gilioli: Però, senatore, mi permetta di interromperla.

La contestazione che viene fatta è proprio questa: io ho letto bene il suo emendamento, non si parla di cancellare le parti ma di oscurare il sito.

Allora si dice: se c'è un gruppo su facebook che incita a Provenzano piuttosto che altre cose, gli effetti del suo emendamento non sarebbero cancellare quella pagina ma oscurare l'intero sito.

D'Alia: Ma mi scusi: se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che il sito venga oscurato.

Il ministero diffida il gestore, il gestore poi ha due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare dal sito i gruppi oppure non ottemperare.

Se non ottempera si rende complice di chi inneggia a Provenzano e Riina quindi è giusto che venga oscurato.

A. Gilioli: All'interno di YouTube, per esempio, ci sono diversi video che potrebbero ricadere, forse, all'interno della tipologia da lei enunciata.

Se YouTube non cancella quei video viene oscurato l'intero YouTube ?

D'Alia: Secondo me si, certo.

A. Gilioli: Ancora un altro caso...

D'Alia: Le faccio un esempio: se su YouTube esce un video, come è successo e peraltro ci sono state diverse polemiche, in cui quattro ragazzi picchiano un loro coetaneo disabile peraltro, in questo caso siamo in presenza della rappresenta zione di un reato non è che siamo in presenza di una apologia: c'è la diretta o la riproduzione di un film in cui viene commesso un illecito penale è giusto che un sito lo mantenga ?

Io credo di no.

A. Gilioli: Un altro caso: c'è una discussione online, nei siti, nei forum.

Fra utenti del forum può capitare che ci si insulti o anche che ci si minacci.

Lei questo lo ritiene una tipologia...

D'Alia: Se io minaccio qualcuno, lo minaccio nella realtà o su internet sempre un reato è.

A. Gilioli: Le faccio un'altra tipologia: io sono ipoteticamente autore di un blog.

All'interno del mio blog qualcuno, tra i commentatori del mio blog, mi insulta, minaccia.

Io che sono il blog master e quindi ritengo che sia giusto lasciare aperto il mio blog a ogni voce, comprese quelle che mi minacciano e mi insultano, non tolgo queste voci.

Anche in questo caso si rientra nella tipologia ?

D'Alia: Guardi, rientrano tutte quelle ipotesi che sono previste dal codice penale nell'ambito dei delitti di istigazione a delinquere o disobbedire alle leggi.

I delitti di apologia di reato, che sono previste dal codice penale o da altre disposizioni.

Sono tutte ipotesi che sono ricondotte a fattispecie illecite, che sono già sanzionate nel codice penale e che quindi hanno la necessità di essere sanzionate in tutte le loro manifestazioni.

Non è che cambia se io faccio un ciclostile con cui dico che Riina...

A. Gilioli: Scusi senatore, stiamo parlando dei commenti a un blog...

D'Alia: Guardi, i commenti a un blog non è che sono diversi: se in un commento a un blog io dico che le Brigate Rosse hanno fatto bene ad uccidere Moro, questa si chiama apologia di reato.

Che io lo faccia sul blog, con un telegramma, su un bigliettino, con un comunicato stampa non cambia:

sempre di reato si tratta e va perseguito, e va perseguito colui il quale se ne fa complice pubblicando queste porcherie, ivi compreso se è un gestore di internet tanto per essere chiari.

Io la penso in questo modo.

A. Gilioli: Senta senatore: lei è un frequentatore della rete ?

D'Alia: Certo

A. Gilioli: Su facebook ci va ?

D'Alia: No, su facebook vado poco perché mi indigna vedere su quel sito che si censurino le mamme che allattano i figli perché si ritiene esteticamente un fatto offensivo, antiestetico e poi si consenta a vari gruppi, ad esempio "Omaggio a Cutolo, chi è parente di pentiti infami e confidenti è pregato di non iscriversi a questo sito dedicato a Cutolo".

Io non ci vado perché questo sito che censura le mamme, come dichiara peraltro correttamente Articolo 21, e consente queste porcherie è un sito indegno, dal mio punto di vista.

Con tutto il rispetto per chi vi accede.

A. Gilioli: Lei è conscio del fatto che se in Italia si chiude YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania ?

D'Alia: Guardi, io non sono per chiudere né Facebook né YouTube: io sono perché Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, del terrorismo e degli stupri.

A. Gilioli: E se non le rispettano ?

D'Alia: Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato.

A. Gilioli: Quindi vanno chiusi.

D'Alia: E' evidente.

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Il Governo si prepara a imbavagliare Internet

Con il pacchetto sulla sicurezza approvato dal Senato, Berlusconi dà al ministro degli Interni il potere di chiudere siti Internet, filtrarli e multarli pesantemente.

[05-02-2009]http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=9362


Berlusconi si era proposto di voler dare a Internet una costituzione mondiale; certo se il modello è quello che sta introducendo in Italia c'è da far venire i brividi.

Il pacchetto sulla sicurezza appena approvato dal Senato (dovrà ancora tornare alla Camera) infatti prevede che il ministero dell'interno potrà ordinare l'oscuramento dei siti Internet sui quali si commette il reato di apologia o si istiga a delinquere. Lo stesso ministero potrà chiedere che vi vengano apposti filtri adeguati.

Gli internet provider "disobbedienti" dovranno pagare una sanzione dai 50mila a 250mila euro.

Nel testo del ddl si legge infatti: "In caso di accertata apologia o incitamento, il ministro dell'Interno dispone con proprio decreto l'interruzione dell'attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, applicando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti".

In pratica il governo si arroga un potere che solo nei Paesi totalitari appartiene alla polizia, mentre nei Paesi democratici può essere esercitato solo dall'autorità giudiziaria e mai dal governo per via amministrativa.

La misura è stata inserita all'ultimo momento grazie a un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), che prende ispirazione dalle recentissime polemiche sui gruppi di Facebook a favore degli stupri o della mafia.

Il senatore D'Alia ha commentato: "In questo modo diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle Br, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio."

Imbavagliare Internet, ecco qual'è il vero scopo.

Forse non siamo ancora al nazismo contro il quale Di Pietro grida, ma certamente il fascismo in Italia iniziò in un modo molto simile.

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Facebook risponde alla censura del
governo Italiano

La risposta del social network alla recente legge che permette al nostro governo di bloccare qualunque sito a proprio piacimento.
[12-02-2009]http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=9428

Bloccare l'accesso a tutto Facebook per colpa della presenza di alcuni gruppi discutibili è come chiudere un'intera rete ferroviaria a causa della presenza di alcuni graffiti offensivi in una singola stazione: così Facebook risponde alla proposta censoria avanzata dal governo italiano.

Il problema era nato a seguito della scoperta di alcuni gruppi inneggianti a criminali riconosciuti, da Riina agli stupratori di Guidonia. La soluzione ? Mettere il bavaglio a Internet incuranti di quanti usano lo stesso strumento per fini più che leciti.

I provider, naturalmente, avrebbero dovuto essere lo strumento della censura, applicando i filtri secondo le disposizioni del Ministero dell'Interno, pena una multa salata.

Sembra che per quanti siedono a Roma Facebook sia il ricettacolo - almeno per adesso, fino alla prossima moda - di ogni malvagità. Qualcuno dovrebbe far loro notare, che il social network è complesso quanto il mondo reale, e che a fronte di 433 fan di Provenzano ce ne sono 369.463 di Falcone e Borsellino.

Il senatore Gianpiero D'Alia ha poi cercato di correggere il tiro: non tutto Facebook verrebbe bloccato, ma solo le pagine incriminate.

C'è da chiedersi se il senatore si sia mai chiesto quali difficoltà tecniche la cosa comporterebbe per i providers, i quali potrebbero essere costretti ad ammettere di non poter fare quanto richiesto.

Più passa il tempo, più sembra che i nostri governanti non sappiano che cosa sia Internet né come funzioni.

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Evidentemente a Roma non hanno niente di meglio da fare che cercare di Imbavagliare Internet, o, se la cosa si mostra troppo difficile per ovvie questioni tecniche, almeno fare in modo che chiunque sia rintracciabile ed oscurabile a piacere.

L'ultima, brillante, inflessibile e fumosa - e pertanto pericolosa - idea si trova nel disegno di legge 2195 proposto da Gabriella Carlucci con il nobile scopo di "assicurare la tutela della legalità nella rete Internet".


La pubblicazione ufficiale del testo deve ancora avvenire ma alcune parti - in particolare il secondo articolo - stanno già circolando e ricevendo parecchia attenzione.


Il primo comma sembra esplicito: "È fatto divieto di effettuare o agevolare l'immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima".


Benissimo: quindi bisogna firmare tutto con nome e cognome ? Serve una foto ? Sono banditi i nickname ? Oppure già adesso l'anonimato in pratica non esiste - visto che i providers sono in grado di risalire con una certa sicurezza, grazie ai dati contenuti nei logs (indirizzi Ip, orari e via di seguito), agli autori di determinati contenuti - e dunque questo comma è inutile ?


Ai gestori dei sistemi di anonimizzazione, come Tor o Freenet, converrà forse tenere pronte le valigie, considerato che la loro attività potrebbe agevolare l'immissione di contenuti in forma anonima ?


L'inizio, insomma, è pessimo. Il comma sembra esplicito ma in realtà lascia ampio spazio alle interpretazioni e quindi alla possibilità di piegare la legge a piacimento.


Il secondo comma rasenta il delirio di onnipotenza, andando a minacciare anche chi stia fuori dall'Italia: "I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabilì, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1. sono da ritenersi responsabili - in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime - di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato".


Chi siano questi soggetti non è chiaro. Forse già quelli che ammettono interventi senza un'identificazione preventiva - ma conservano gli indirizzi Ip - oppure quelli che nemmeno si danno pena di registrare gli indirizzi Ip contravvenendo tra l'altro a una norma europea non ancora in vigore o magari ancora i poveri gestori di Tor, bersagliati da destra e da manca.


Né, d'altra parte, i providers sono attrezzati per identificare ogni singolo atto di ogni singolo utente relativamente ad ogni singolo servizio usato e neppure è chiaro se, con questo Ddl, sia sufficiente l'Ip per identificare i "rei".


Dato che al peggio non c'è limite, ecco il terzo comma, più lungo dei precedenti e del seguente, che però si comprende rapidamente leggendo anche solo la prima riga: "Per quanto riguarda i reati dì diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa".


Pericolosissimo: il blog personale letto da tre amici e dieci visitatori occasionali diventa esattamente uguale al Corriere della Sera, il sito con le foto della famiglia è equiparabile alla Repubblica, chi si infiamma sul forum dell'Olimpo Informatico - oltre a evocare un moderatore - rischia una bella denuncia per diffamazione, in quanto tutto è "pubblicazione", qualora lo sciagurato Ddl incassi l'approvazione di chi di dovere.


Che bello, però ! Ogni webmaster, gestisse anche solo il sito della polisportiva locale, potrà farsi chiamare Direttore responsabile. Forse sarebbe convenuto chiedere un parere ai giudici inglesi che si occupano del caso di Royd Tolkien. http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=9262


Lodevole certamente il fatto che all'onorevole Carlucci - o a chi per lei ha realizzato la proposta - sia sorto un dubbio, sempre all'inteno del comma 3: "Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l'applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti".


Il dubbio si traduce facilmente così: qualora qualcuno si accorga che stiamo ordinando l'impossibile, sarà affare del giudice inventarsi qualcosa di plausibile da far fare al Comitato per la tutela della legalità (un nome che solo a sentirlo fa venire l'orticaria), visto che comunque il già esistente reato di diffamazione prevede conseguenze precise.


Infine, il quarto comma: "In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d'Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni".


Cioè in pratica il Ddl 2195 sta dicendo che alle violazioni del copyright si applica la legge sulle violazioni del copyright. Inutile, ma inoppugnabile.


Il lato positivo è che se c'era il sospetto che l'onorevole Carlucci - e buona parte dei suoi colleghi - legiferassero su cose che non conoscono, ora esso è caduto, trasformandosi in certezza.


Comprendere la complessità della Rete e la quantità di soggetti coinvolti richiede fatica e un po' di umilità, mentre bollare Internet come "selvaggia terra di nessuno" per la presenza di gruppi dalla mentalità criminale su Facebook (ignorando tutto il resto) è molto più semplice e forse fa anche sentire più buoni.


In realtà, forse, un'idea buona c'era, almeno in origine: la proposta di abolire l'anonimato potrebbe sottintendere l'idea che sono i singoli utenti a essere responsabili delle proprie azioni e non - per esempio - i provider, come di tanto in tanto si vuole credere. Peccato che sia stata prontamente sommersa dalle inqualificabili proposte presenti nel Ddl 2195.

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Senatore Gianpiero D'Alia, "lei ha detto che chi inneggia a personaggi come Provenzano, Riina, le Brigate Rosse", si rende reo dell'Apologia di Reato, allora ho pensato a tutti quei personaggi che sono nella Destra quali Fini, Alemanno, Silvio Berlusconi, Santanchè, Storace, Mussolini e quelli di Forza Nuova.

Tutti questi allora sono rei di Apologia di Reato e dunque si chiede che vengano cacciati via dal Parlamento, e messi in manette per aver inneggiato all'Olocausto,
od armati nelle piazze italiane con i bastoni e manganelli, aver cercato lo scontro con la Polizia e silvio Berlusconi che inneggiò a Mangano dicendo che è un EROE.

Questa è una piccola parte di coloro che poi tanto vorrebbero far rispettare le leggi, ma sono i primi ad averle violate.